Un’altra esecuzione negli Stati Uniti: Alfred Prieto, un serial killer con problemi mentali, è stato giustiziato. Come nel caso di Kelly Renee Gissendaner, condannata all’iniezione letale, Papa Francesco, che il 24 settembre ha chiesto l’abolizione della pena di morte durante il suo discorso al Congresso americano, aveva inviato una lettera chiedendo di commutare la pena. In Oklahoma, invece, un’altra esecuzione è stata rinviata.

I legali di Prieto, condannato per una serie di omicidi commessi in California e Virginia tra il 1988 e il 1992, avevano presentato un appello in cui si chiedeva di fermare l’esecuzione per i dubbi sull’efficacia del mix letale utilizzato: secondo gli avvocati la sostanza non avrebbe portato all’immediata morte del condannato. Una lettera del pontefice era stata inviata al governatore della Virginia, il democratico e cattolico Terry McAuliffe, per bloccare l’esecuzione di Prieto, 49 anni, originario del Salvador e affetto da disturbi mentali. Tuttavia né il ricorso né l’intervento di Papa Francesco hanno avuto successo: Prieto è stato giustiziato alle 21:17 ora locale, le 3:17 del mattino in Italia.

E’ stata invece rinviata un’altra esecuzione, in Oklahoma, anche questa oggetto di un intervento del pontefice. Richard Glossip, condannato a morte per complicità nell’omicidio del proprietario del motel Oklahoma City, avvenuto nel 1997, ha ottenuto un rinvio fino al 6 novembre. La Corte Suprema aveva respinto i ricorsi dell’ultima ora, dando l’ok per il procedimento, ma il governatore dell’Oklahoma, la repubblicana Mary Fallin, ha deciso di rinviare in extremis l’esecuzione per dubbi sul cocktail dei farmaci.

I funzionari della prigione, sostiene Fallin, hanno ricevuto l’acetato di potassio come farmaco da usare mentre le linee guida dell’Oklahoma prevedono l’utilizzo di potassio di cloruro. Il rinvio è stato deciso per stabilire se questo farmaco possa essere usato come sostituto. Il governatore ha ricevuto una lettera da Papa Francesco, attraverso il nunzio monsignor Carlo Maria Viganò, nella quale chiede di commutare la pena che “darebbe una più chiara testimonianza del valore e della dignità della vita di ogni persona”.