bandiere europa

Il Parlamento europeo solo pochi giorni fa ha evidenziato un quadro preoccupante, incompleto, incerto e confuso (anche imbarazzante quanto al coordinamento e alla leale collaborazione tra gli stessi organi Ue: Consiglio-Commissione-Parlamento ed extra Ue) della tutela dei diritti fondamentali. Non nel regno del Califfato, ma nell’Unione europea.

Così scrive: “Considerando che, a norma dell’articolo 2 Tue “l’Ue si fonda sul rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani (…) considerando che, con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è stata integrata appieno nei trattati e che pertanto oggi risulta giuridicamente vincolante per le istituzioni (…) considerando che il rispetto dello Stato di diritto è un presupposto per la tutela dei diritti fondamentali (…) deplora il modo in cui la crisi finanziaria, economica e del debito sovrano, unita alle restrizioni di bilancio imposte, ha influito negativamente sui diritti economici, civili, sociali e culturali (…) ricorda che il diritto di accesso alla giustizia e a un tribunale indipendente e imparziale è indispensabile per la tutela dei diritti fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto; ribadisce l’importanza di assicurare l’efficienza dei sistemi giudiziari (…) deplora la mancanza di accesso all’assistenza legale in molti Stati membri e il fatto che ciò incida sul diritto di accesso alla giustizia da parte di quanti non dispongono di mezzi finanziari sufficienti” (Parlamento europeo, Situazione dei diritti fondamentali nell’Ue (2013-2014), Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 settembre 2015 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea (2013-2014) (2014/2254 (Ini)).

In particolare nello studio scientificoThe impact of the crisis on fundamental rights across Members States of the Eu” (Directorate-General fpr internal policies, 2015) è scritto che l’accesso alla giustizia deve essere agevole e alla portata di tutti (“Access to justice needs to be affordable.”) mentre ciò oggi non avviene.

Nelle raccomandazioni finali di tale studio si sottolinea come sia una causa rilevante dell’incremento della conflittualità (che in Italia si addebita sistematicamente all’alto numero degli avvocati, fatto smentito pure dal ministro Orlando a Rimini lo scorso 24 settembre, con dati alla mano) il legislatore imperito (ergo incapace e in mala fede) e la giurisprudenza ondivaga (che sostiene tutto e il contrario di tutto, certamente anche a causa della superfetazione normativa, così come ha ammesso pure recentemente il vicepresidente del Csm a Rimini il 25.9): “complex and inconsistent legislation causes uncertainty, which produces litigation and increases the rate of appeals, i.e. unclear rules may be interpreted differently by judges.”.

In particolare si scrive che è necessario che la giustizia sia accessibile e alla portata di tutti, quale parametro essenziale che costituisce un effettivo sistema di giustizia (“in order for justice to be accessible, it needs to be affordable: affordability is an essential parameter of what constitutes an effective justice system”).

L’Unione europea appare quindi come un ectoplasma in cui tendono a dominare sempre di più i poteri e soggetti forti (banche, grandi gruppi industriali etc.), ben protetti dalla politica comunitaria, e dove aumentano a dismisura i soggetti deboli, ben emarginati dalle stesse scelte elitarie dell’Ue.

Quanto all’Italia, le raccomandazioni sull’accesso della Giustizia ci riguardano direttamente (infatti siamo uno dei Paesi studiati). Negli ultimi anni il nostro il legislatore, supino alla Troika, ha: a) incrementato a dismisura i costi di accesso alla Giustizia (che vanno direttamente al ministero delle Finanze) sino al 300%, dunque se sei abbiente potrai permetterti di fare causa, diversamente dovrai rinunciare a tutelare i diritti; b) tagliato centinaia tra sedi di tribunali e sedi dei giudici di pace (molti dei quali ragionevolmente, va detto) così però abrogando il giudice di prossimità anche nei casi in cui era essenziale; c) dilatato a dismisura (anche oltre 3 anni) il pagamento del c.d. gratuito patrocinio svolto dagli avvocati, così da disincentivarlo; d) reso complicato l’accesso diretto alla giustizia imponendo forme obbligatoria di Adr (di per sé apprezzabile ma se facoltativa); e) reso incerto e caotico il Processo civile telematico senza essere riusciti a creare un unico portale telematico di tutta la giustizia italiana (ognuno fa da sé e male, anzi malissimo).

E’ stato però celere, lo stesso legislatore, a disintegrare le parcelle degli avvocati (infatti i redditi sono a picco) con le politiche delle finte liberalizzazioni. Forte con i deboli e debole con i forti.

Senza un effettivo diritto alla giustizia, i diritti vengon meno e la democrazia vacilla. Ministro della Giustizia Orlando, batta un colpo!