La notizia dell’ingresso di Mediaset nel settore radiofonico, ha fatto tornare alla ribalta, per alcuni giorni, la vecchia e gloriosa radio, il mezzo elettronico più vecchio e diffuso nel mondo.

La notizia riguarda l’accordo per il controllo da parte di Mediaset del gruppo Finelco (Radio Montecarlo, R105 e Virgin Radio) circa 8milioni di ascoltatori nel giorno medio (in precedenza era stata acquisita R101 da Mondadori). In questo modo Mediaset diventerebbe, se l’accordo si concretizzerà, il principale gruppo radiofonico privato; insomma si riproporrà, anche nella radio, la supremazia di Rai e Mediaset, anche se il livello di concentrazione è qui molto più diluito rispetto alla Tv.

La radio è il mezzo di comunicazione più diffuso, dopo la televisione: l’85% degli italiani, secondo il Censis, dichiara di usare il mezzo almeno una volta la settimana (il 57% utilizza la radio tradizionale, il 70% l’autoradio, il 15% la radio da lettore mp3 e da cellulare, il 12% le radio da internet), contro il 97% della Tv. Il 55% della popolazione si tiene aggiornato con i giornali-radio, contro l’86% che preferisce i telegiornali, il 46% i motori di ricerca su internet, il 39% i quotidiani a pagamento e il 23% i siti web d’informazione.

Il mercato radiofonico ha un valore pari a 610milioni di euro (solo l’8% del mercato televisivo). Nei confronti della Tv, la radio ha sempre sofferto una sorta di soggezione. Povera radio: considerata la sorella cieca della Tv!

Eppure la radio ha ancora tante potenzialità. Ha una diffusione considerevole, circa 35milioni di ascoltatori nel giorno medio, che non conosce cali a fronte dei new media. Il suo ascolto, come ben sappiamo, non richiede grande attenzione e ciò comporta che può essere contemporaneo a varie attività lavorative (non a caso è il mezzo gradito, per esempio, dai barbieri, sarti e calzolai). Ha la possibilità di essere ascoltata durante gli spostamenti e, per quanto riguarda l’autoradio, la copertura del segnale è molto più capillare rispetto a qualche anno fa.

L’aspetto più significativo è che la radio da diversi mesi, fa registrare interessanti crescite sul versante della raccolta pubblicitaria, a fronte del costante calo di tutti gli altri mezzi. Finalmente gli inserzionisti pubblicitari incominciano a darle il giusto peso; è infatti, uno strumento fondamentale per la pianificazione pubblicitaria: per la precisa definizione dei target, per essere percepito come un mezzo giovanile (la musica è l’asse portante della programmazione), per i costi degli spazi non proibitivi (confrontati con quelli delle Tv nazionali).

Il pubblico incomincia forse a dare più “ascolto” alla radio?

In generale l’integrazione fra la Tv e la radio potrebbe offrire interessanti spunti di sinergie sia sul fronte editoriale (le radio citate hanno, per esempio, un pubblico giovane poco predisposto a vedere la Tv) e sia su quello pubblicitario. Da queste brevi considerazioni si può dedurre che Mediaset continua a essere la protagonista del sistema media: un’indiretta smentita ad alcuni giornali che la danno soccombente a fronte della forte turbolenza che imperversa sul sistema (le difficoltà della Tv generalista e della pay, l’ingresso di nuovi agguerriti operatori televisivi). Un effetto del conflitto d’interessi è che sul giudizio dell’azienda alcuni si facciano condizionare da quello sul leader politico Silvio Berlusconi.

Una considerazione riguardante la Rai. L’azienda pubblica ha sempre posseduto la radio, con un ruolo anche rilevante (almeno nel passato), ma da sempre e in particolare negli ultimi anni, l’ha poco considerata, poiché le maggiori attenzioni sono state rivolte alle reti televisive. Ha fatto scalpore recentemente il fatto che, sembra per un disguido tecnico, RadioRai ha rischiato di scomparire dal digitale terrestre. Ciò conferma la sottovalutazione del vertice di RadioRai. Forse l’iniziativa di Mediaset darà una scossa, come spesso è accaduto su altri fronti, anche alla Rai.

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