Più che una guerra di campanile quella tra La Spezia e Livorno è una faida delle banchine combattuta a colpi di carte bollate. Livorno attacca con un ricorso al tar della Liguria cercando di contrastare l’eccezionale boom dei rivali nel business delle crociere. La Spezia risponde rivolgendosi al tar della Toscana chiedendo ai labronici un risarcimento danni per una storia di smaltimento di materiale di dragaggio. Eppure fino a qualche tempo fa i due porti sembravano filare d’amore e d’accordo tanto da scambiarsi favori.

Costretto a ripulire i fondali, lo scalo di La Spezia nel 2008 si rivolse a Livorno per stoccare circa 400 mila metri cubi di fanghi. Fu stipulato un “accordo di programma” firmato dai ministri interessati (Trasporti, Ambiente etc..), le Regioni Liguria e Toscana, i sindaci di Livorno e La Spezia, i presidenti delle Province (allora c’erano ancora) e i capi delle Autorità portuali. Gli spezzini si impegnavano a pagare 37 euro a metro cubo smaltito, i livornesi promettevano di stoccare i primi 100 mila metri cubi in una vasca di colmata disponibile e di costruire altre vasche per ospitare gli altri 300 mila metri restanti.

Tutto è filato liscio per qualche tempo: da La Spezia a Livorno le navi hanno cominciato a fare la spola scaricando una dopo l’altra i fanghi nella vasca livornese. Nel frattempo le autorità labroniche hanno avviato i lavori per la costruzione delle altre vasche riuscendo a completare l’opera a febbraio di quest’anno. A quel punto gli spezzini hanno chiesto di riprendere la spedizione delle navi, ma si sono sentiti dire di no. Il motivo ufficiale del rifiuto è che le vasche aggiuntive servono ai livornesi per smaltire i fanghi prodotti anche dal loro porto. In realtà molti pensano ci sia anche dell’altro. Perché nel frattempo tra i due porti è scoppiata la guerra della crociere.

C’è una data precisa del cambio di clima: aprile 2013. Da quel momento La Spezia, fino ad allora ai margini del business crocieristico, si butta a capofitto nel nuovo affare ottenendo risultati strepitosi e strappando il monopolio al porto toscano. Fino all’anno prima nello scalo labronico arrivava quasi un milione di crocieristi che portavano nelle casse della società Porto di Livorno 2000 di Roberto Piccini (il figlio di Italo, il mitico capo dei portuali) un fatturato di 14 milioni di euro e circa 2 milioni di utile dopo le imposte. L’anno successivo a La Spezia i passeggeri da poche migliaia schizzano a 205 mila, con un incremento del 325 per cento. E da allora è un record dopo l’altro. Agli attracchi di Costa Crociere, Disney Cruise, Royal Caribbean, Iberocruceros si aggiungono Msc, Tui Cruise, Thomson, Oceania, P&O. Nel 2014 i passeggeri sono 469 mila, al 20 settembre di quest’anno 646 mila. E non si tratta più solo di transiti, molti sono ormai imbarchi e sbarchi: quasi 90 mila quest’anno, 66 mila solo della Msc. Turisti che sciamano soprattutto verso la Toscana e che nelle Cinque Terre sono visti come una pericolosa invasione. A ogni sbarco di nave, per esempio, partono da La Spezia alla volta di Manarola circa 30 pullman carichi: roba mai vista prima.

Il business spezzino si appoggia all’inizio anche sulle banchine dell’Arsenale, in particolare il molo militare Varicella. Secondo i livornesi non si può fare e quindi partono all’attacco con un ricorso al Tar ligure. Oggi le cose sono un po’ cambiate, i portavoce della Marina Militare sostengono che quelle banchine servono per le fregate Fremm e poi c’è l’allarme terrorismo Isis. Ma la convenzione tra il porto e i militari voluta dal presidente dell’Autorità portuale spezzina, Lorenzo Forcieri, ex esponente Pci, ex sottosegretario alla Difesa, è tuttora vigente e nessuno ha intenzione di cancellarla.

Una riunione in piena estate al ministero dell’Ambiente per rimettere pace tra i due porti serve solo a inasprire la guerra. Si parla di fanghi, ma a sorpresa l’Autorità spezzina si ritrova sola, abbandonata dal comune della Spezia e dalla Regione Liguria. Il ministero dà ragione ai livornesi. Gli spezzini a settembre reagiscono con un ricorso al Tar della Toscana. Dicono che il rifiuto di Livorno per lo smaltimento provoca un danno perché le navi dei fanghi devono spingersi più a sud fino a Piombino con un costo aggiuntivo di trasporto di 27 euro a metro cubo, più altri 3 euro per lo smaltimento vero e proprio. Totale 9 milioni di euro. La guerra continua e non si intravede in giro nessun paciere.