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Sono circa ventimila le persone che hanno preso parte alla marcia cittadina di sostegno ai rifugiati che si è tenuta domenica 27 settembre a Bruxelles. “Un grande successo”, come hanno affermato gli organizzatori nella pagina Facebook dedicata alla Piattaforma cittadina di sostegno ai rifugiati, la stessa che da oltre un mese sta gestendo il campo di accoglienza nel parco Maximilien, proprio a due passi dall’Ufficio stranieri della capitale europea.

Una manifestazione che arriva anche dopo il vertice straordinario Ue della scorsa settimana, dove ci si è sostanzialmente limitati investire su controlli e sicurezza. Sono stati previsti degli aumenti di risorse per Frontex, Easo e per l’agenzia di polizia europea Europol, e quindi per i controlli delle frontiere. Sono stati inoltre proposti dei fondi per le agenzie che si occupano della gestione di campi profughi in paesi confinanti con le zone di conflitto, come Unhcr e World Food Programme. Infine, sono stati previsti degli aiuti per gli Stati che da tempo accolgono milioni di siriani nei loro campi profughi, come Turchia, Libano e Giordania.

La mobilitazione cittadina di domenica si oppone dunque alla rigidità delle politiche europee, così come all’immobilismo della politica nazionale belga, che ancora non è riuscita a organizzare un sistema di accoglienza adeguato al crescente numero di arrivi dell’ultimo periodo.

Il campo rifugiati sorto da oltre un mese nel parco Maximilien è infatti interamente gestito da cittadini volontari e associazioni che hanno deciso di dare una mano, anche col sostegno delle centinaia di persone che hanno donato alimenti, abiti e altri beni di prima necessità.

A oggi il campo ospita oltre 800 migranti tra siriani, iracheni, afghani e somali, accampati in piccole tende da campeggio e quindi esposti alle piogge e ai repentini cambiamenti climatici che contraddistinguono la città nord-europea.

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Nonostante il grande impegno dei volontari e l’ammirevole efficienza organizzativa di un campo dotato di cucina, bagni chimici, corsi di lingua, un’infermeria e aree da gioco per i bambini, questo progetto di solidarietà e impegno civico non può sopperire a un intervento politico inevitabilmente necessario ma al momento del tutto assente, come denuncia il sito della Piattaforma: www.bxlrefugees.be.

E mentre Obama e Putin discutono davanti all’assemblea generale delle Nazioni Unite, sono tanti i rifugiati che sperano in un intervento militare definitivo, che risolva il conflitto in corso.

Come spiega Mohamed, uno dei ragazzi siriani del parco Maximilien: “Sebbene possa sembrare paradossale, credo che senza un convinto intervento internazionale non si possa uscire da questa guerra in tempi brevi. Per quanto la libertà fosse limitata, durante il regime di Assad era possibile condurre una vita normale, con un lavoro, una casa e una famiglia. Dopo la rivoluzione tutto è cambiato e con l’arrivo dell’Isis la sola soluzione è stata quella di scappare“.

Anche Omar la pensa allo stesso modo. Lui ha 21 anni, è originario di Kobane e il viaggio verso il Belgio è stata l’esperienza più brutta della sua vita. “Ho creduto di morire in più di un’occasione. La traversata in mare su una barchetta fatiscente, poi gli scontri con la polizia ungherese e infine l’arrivo a Vienna e poi a Bruxelles. Adesso spero solo di riuscire a ricostruirmi una vita dopo aver perso tutto ciò che avevo”.