Volkswagen, l'AD Winterkorn annuncia le dimissioni

La vicenda Volkswagen, oltre ad avere chiarito che tutto il mondo è paese e che in caso di necessità i tedeschi non esitano a fare esattamente quello che i Greci hanno fatto con i loro bilanci, cioè plasmare i dati all’esigenza, ha portato alla luce anche per i non addetti ai lavori le modalità secondo le quali gli autoveicoli che vanno in circolazione in Europa vengono testati al fine di verificare se siano o meno conformi alle norme.

Quello che si è reso manifesto è che anche prima di eventuali truffe atte a svicolare dalla norme, le stesse sono state concepite in maniera da omologare veicoli che sono ben lontani nel loro utilizzo dai requisiti che illusoriamente vengono propagandati ai cittadini utilizzatori.

Infatti, i legislatori europei schizofrenici da un lato hanno imposto limiti apparentemente difficili da raggiungere con le tecnologie odierne in materia di emissioni inquinanti e dall’altro hanno concesso di eseguire i test in condizioni particolari in modo da poter approvare in laboratorio ciò che consapevolmente si comporterà in modo assai diverso una volta in strada.

Tra le allucinanti possibilità di addomesticamento dei test che i legislatori si sono inventati si trovano: sigillare con nastro tutte le fessure, usare lubrificanti speciali, pneumatici più gonfi del normale, non usare l’aria condizionata, staccare l’alternatore, modificare i freni in modo che facciano meno resistenza , eseguire i test in altura, beneficiando dell’aria più rarefatta. Addirittura alleggerire l’auto in fase di test montando serbatoi più piccoli e inadeguati per la circolazione normale.

L’esito di queste norme che definire idiote sembra il minimo è che nel tempo, anziché ridurre significativamente le emissioni  si è aumentata in modo incredibile la discrepanza tra quelle reali e quelle “misurate” in test, al punto che già nel 2012 le emissioni reali di CO2 delle auto europee erano tra il 15% e il 35% più alte di quelle dichiarate.

Ciliegina sulla torta con ombra sul futuro: neppure le auto ibride fanno eccezione alla regola del mentire nei test, dato che è possibile eseguire la prova iniziandola con la batteria carica e facendo fino a tre quarti del ciclo in elettrico, calcolando poi il consumo solo della benzina usata in un quarto del percorso e calcolando zero il consumo di elettricità.

In poche parole, quando si acquista una macchina, per sentirsi tranquilli di causare emissioni di CO2 come dichiarato si dovrebbe: non accendere mai né condizionatore né fari, né azionare i tergicristalli; lasciar scaricare la batteria senza utilizzare l’alternatore che la ricarica, ma consuma carburante; usare gomme lisce e gonfiate al limite della resistenza; frenare pochissimo; mettere un olio particolare, inadatto a utilizzo prolungato; rivestire di scotch l’autoveicolo dentro e fuori; alleggerire tutto il peso possibile, per esempio viaggiando costantemente in riserva; abitare in montagna e non scendere mai a valle.

Leggermente irrealistico, almeno per il senso comune, ma evidentemente no per il legislatore. Volendo pensare che il legislatore non sia del tutto inibito nell’intendere e nel volere, la domanda da porsi è: perché esiste una situazione così stupida? Perché cioè semplicemente non si impongono modalità di test che garantiscano l’accertamento delle emissioni effettive di ciascun modello?

La risposta è semplice: perché i requisiti che il legislatore impone in termini di emissione di CO2 (in Europa a oggi non ci sono limiti sull’NOX che ha inguaiato Volkswagen/Audi negli USA) non sono raggiungibili con le tecnologie attuali e imporne il rispetto significherebbe non concedere omologazioni.

Si potrebbe obiettare che il legislatore dovrebbe conoscere la materia sulla quale legifera e che pertanto ci si aspetterebbe che prendesse atto dei limiti tecnologici agendo di conseguenza, ma questo è un pio desiderio perché essendo il legislatore un politico che prima di tutto tiene avvistato il consenso, il suo modus operandi è quello di non scontentare mai nessuno; in questo caso la pressione delle organizzazioni ambientaliste lo ha spinto a mostrare la faccia feroce sui livelli delle emissioni emettendo “grida” di manzoniana memoria ed effetto, mentre l’esigenza di non paralizzare tutte le nazioni (provocando disobbedienza civile e forse in ultimo insurrezioni popolari) mettendo al bando gli autoveicoli gli ha suggerito di trovare fantasiosi sistemi per far passare tacitamente deroghe piuttosto larghe.

Tutti contenti così? Abbastanza; sia coloro che nel valutare l’acquisto di un autoveicolo guardano anche alle emissioni (credo che lo facciamo in molti) illudendosi di leggere qualcosa che abbia un senso, sia coloro che prima di tutto desiderano sentire i cavalli “sotto il sedere” e possono continuare ad avere a disposizione motori che altrimenti verrebbero fermati sul nascere.

Salvo poi svegliarsi una mattina e scoprire che il tutto è avvolto nelle nebbie e che fatta la legge è il legislatore stesso ad avere trovato l’inganno.

Parrebbe che dal 1° Gennaio 2016 tutto dovrebbe cambiare, ma siccome l’inconciliabilità di limiti e tecnologia non si risolverà certamente nei prossimi tre mesi, dovremmo vederne delle belle: o un subitaneo innalzamento dei limiti consentiti o il blocco di decine di milioni di veicoli. A meno che il legislatore creativo non si inventi qualche altro sotterfugio alla faccia dei cittadini inconsapevoli.