MORRISSEY IN MADRID

Un fetch è un’entità incorporea con una forma fisica. Un demone, in parole povere, che si trova momentaneamente a transitare dentro un corpo umano. Se non siete molto ferrati di demonolgia, probabilmente, non avete mai sentito parlare di un fetch. Anche se siete ferrati in demonologia, magari. Se invece siete tra i seguaci di Morrissey molto probabilmente già sapete di cosa stiamo parlando, perché un fetch è, suo malgrado, uno dei protagonisti del suo primo romanzo, uscito proprio oggi per Penguin Fiction in Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e India. Titolo dell’opera, ovviamente in lingua inglese, List of the lost.

Morrissey, non c’è bisogno di sottolinearlo, è uno degli autori più letterari usciti dalla musica leggera a cavallo dei due millenni. Dandy oscarwildiano, prima a capo dei The Smiths, band mancuniana che vanta ancora oggi milioni di fan, e dopo in proprio, con minore fortuna, cosa che i suoi fan faticano in effetti a ammettere, Morrissey è sempre stato capace, attraverso la sua voce, sì, ma soprattutto attraverso le sue liriche, a raccontare storie, sfiorando vette liriche solitamente inusuali nel pop. Non a caso i The Smiths fanno categoria a parte, nelle catalogazioni musicali. Non sono brit pop, non sono post-punk, non sono new wave, non sono pop, non sono rock. Sono di Manchester, sorte condivisa con una quantità impressionante di altre band, dai Joy Division/New Order agli Stone Roses, dagli Oasis ai Simply Red, passando per Buzzcocks, The Fall e Badly Drawn Boy, ma non vengono quasi mai indicati come una band della scena locale, distanti dal periodo new wave di Ian Curtis, distanti da quello più recente dei fratelli Gallagher e altrettanto distanti dalla spavalderia eterosessuale e acida dell’era MadChester, si pensi a soggetti come Ian Brown o Shaun Ryder.

La carriera solista del nostro ha goduto sicuramente del volano della storia dei The Smiths, ma l’alterna ispirazione del nostro, un suo incartarsi in se stesso, vagamente ossessionato dal cibo e anche un po’ dalla misantropia (o viceversa), l’ha portato col tempo a isolarsi, tornando solo di volta in volta in pubblico, come recentemente durante un tour che ha toccato anche l’Italia.
Ora è la volta di un esordio da romanziere che i suoi fan attendono praticamente da sempre. Chi meglio di lui potrebbe mai scrivere un libro?

Nessuna sorpresa, almeno sulla carta. Perché poi, a leggere la sinossi che lo stesso Morrissey ha fatto del libro un po’ di sorpresa c’è. Non della storia ombrosa e solitaria di un ragazzo, infatti, tratta List of the lost. Né dei malumori e i sentimenti controversi di chicchessia, ma di una squadra di maratonete nell’America degli anni Settanta. Quattro di loro involontariamente uccidono un uomo, salvo poi accorgersi che di un fetch si tratta, un demonio incarnato che da quel momento li perseguiterà. Un libro sulla magia nera, sulla demonologia. Un libro sicuramente spiazzante, come in effetti, a pensarci bene, ci si doveva aspettare da Morrissey, un artista sempre fuori dai canoni.

Non si sa, al momento, se e quando l’opera uscirà in italiano, ma sicuramente già dalla settimana scorsa i tanti fan italiani saranno corsi a comprarselo online, curiosi di fare i conti con un altro tipo di scrittura del nostro. Così come saranno corsi online ad acquistare i biglietti per le prossime date del suo sghembo tour che toccherà in Italia a ottobre, il 7 al Teatro Augusteo di Napoli e il giorno dopo al Carisport di Cesena, ormai diventata una vera e propria Mecca del rock di casa nostra, dopo l’affaire Foo Fighters. Una sola domanda resta irrisolta a questo punto: chissà se anche Johnny Marr sta scrivendo un romanzo?