The Distinguished Gentleman's RideDa Londra a Dubai, da Buenos Aires a Singapore, a cavalcioni di una moto, migliaia di iscritti, da ogni dove, per il terzo anno di fila. Un evento global con un importante risvolto sociale-culturale, una maggiore consapevolezza del tumore alla prostata da parte degli uomini, di quegli uomini abituati a tenere premuto il pedale dell’acceleratore, sempre e comunque, in strada e nella vita.

In sella, per sentirsi un po’ Easy Rider, una forte stretta proprio lì, non solo per ricordarsi che lì ci sono gli attributi.

Mi sarebbe tanto piaciuto partecipare alla The Distinguished Gentleman’s Ride, una bella trovata di un mezzo lord inglese per raccogliere fondi e finanziare la ricerca ma, ahimè, destinato solo ai maschietti.

E invece di fare la zavorra a un qualche malcapitato, ho chiesto a Massimiliano Badalamenti, motociclista per caso, chirurgo estetico e cacciatore di armonie perdute, di dare gas alle sue impressioni. Di farmi un resoconto. Eccolo.

Ci sono due modi di raccontare un evento, lasciare che i ricordi, oggettivi e freddi, tessano la tela della storia o cercare di trasformare in parole ordinate l’insieme disordinato delle aspettative, delle emozioni che l’evento ha suscitato. Migliaia di persone, a diverse longitudini e fusi orari, si sono trovate in sella a motociclette tirate a lucido, riecheggianti i gloriosi anni 70, un trionfo dell’eleganza sulla giungla urbana. Un evento che ha dato la possibilità di padroneggiare le piazze più belle d’Italia ed essere acclamati dal resto della città come astronauti al ritorno dalla luna.

Fierezza, forza, potenza, unicità, branco, ragione. Sensazioni positive amplificate dallo scopo “scorazzata di beneficenza“.

La realtà è ben diversa.

La realtà è che viviamo un’epoca in cui anche l’argomento più delicato è mercificato. Non esistono confini moralmente invalicabili e, oggi, con un’ottima motivazione come il cancro, si può creare un carrozzone atto a far soldi.

Gli ingredienti sono pochi e mischiarli è semplice.

Basta che qualche rivista del settore rispolveri il gergo dell’America anni ’30 e ’40, un paese povero, privo di mezzi ma determinato a crescere socialmente. Aggiungere qualche foto di uomini con barbe da pioniere ed ecco riesumato l’hipstermetropolitano.

Peccato che siamo in Italia e che corra l’anno 2015. La barba da pioniere e i baffoni diventano facile preda di una nota marca di prodotti da barba (guarda un po’ main sponsor dell’evento) e quella nostalgia degli anni ’70 viene sfruttata da una altrettanto nota marca di motociclette (altro main sponsor dell’evento) per vendere qualcosa in tempi di vacche magre.

Prima la moto era frutto della forza dell’adattamento, pochi soldi consentivano di smontare vecchie moto danneggiate e usarle alla “meno peggio”. Oggi la moto è gadgetizzata all’ennesima potenza e viene preparata da persone che fino al giorno prima vendevano generi alimentari.

Si perché in realtà di cultura dei motori non c’è traccia, di attitudine alla guida ancora meno…ci sono solo tanti soldi da spendere e, guarda un po’, tante sanguisughe pronte ad accettarli.

Cosa rimane dell’evento?

Resta la bellezza di Firenze (nel mio caso), resta la purezza delle emozioni di chi ha creduto veramente nella causa e resta…la desolazione per non aver parlato alla testa degli uomini e averli convinti ad avere un atteggiamento più attento verso la propria prostata, verso la propria salute in genere.

C’è tuttavia un lato positivo, le barbe erano tutte a posto, il “vile mal-rasato”, almeno questa volta, non è stato fatto entrare a corte.

Twitter: @MasBadalamenti; @januariapiromal