Un mese per approfondire la questione e iniziare a risolverla. Questo il tempo concesso dal ministero dell’Ambiente a Eni Versalis in due diffide inviate negli scorsi giorni all’azienda petrolchimica con riferimento allo stabilimento di Brindisi. Una diffida che, nel caso in cui si ripetessero altre due volte le stesse violazioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) prima della fine dell’anno, potrebbe portare a uno stop degli impianti a tempo determinato. È lo sbocco naturale di due diversi eventi che hanno riguardato l’impianto del capoluogo pugliese in estate.

Il 27 giugno l’accensione della torcia di emergenza dello stabilimento Eni Versalis, secondo quanto rilevato dai tecnici di Arpa Puglia, ha provocato un superamento del valore dei composti organici volatili rispetto ai limiti imposti dall’Aia. Mentre il 2 luglio l’Agenzia regionale per la protezione ambientale aveva registrato e poi segnalato con apposita nota il mancato rispetto della prescrizione numero 13 dell’Aia che prevede l’uso delle torce “senza generare emissioni visibili (fumo), indice di elevato contenuto di particolato, mediante l’uso di vapore, ovvero nelle migliori condizioni smokeless consentite dalla tecnologia”. Invece, sottolinearono i tecnici, “l’evento si è sviluppato con significativa presenza di emissione di fumo nero” visibile fino a venti chilometri di distanza.

Le due note sono state ricevute dal gruppo Eni negli scorsi giorni e il ministero ha provveduto anche a inoltrare per conoscenza alla procura brindisina perché valuti eventuali reati connessi alla normativa ambientale. In seguito alle ripetute accensioni, del resto, le torce dell’allora Polimeri Europa, ora Versalis, vennero già sequestrate nel 2010 poiché utilizzate come “termodistruttori di reflui industriali”. Una vicenda chiusa poi con il pagamento di un’oblazione di 116mila euro da parte dei quattro dirigenti toccati dall’indagine. Ora è il ministero dell’Ambiente a intervenire in via ufficiale per la prima volta, nonostante i recenti lavori di ammodernamento svolti da Versalis, chiedendo di spiegare quali sono le cause hanno portato alle violazioni dell’Aia e proporre un rimedio.

L’Arpa ha chiesto inoltre a Eni Versalis di rendere conto circa le “misure messe in atto al fine di evitare il ripetersi della inaccessibilità al portale web dedicato alla consultazione dei dati sulle emissioni”. Nelle stesse note – riportate all’epoca da ilfattoquotidiano.it e da cui è scaturita la diffida – l’agenzia evidenziava come durante i periodi di campionamento nei mesi di maggio e giugno le centraline installate nel capoluogo pugliese avessero rilevato valori alti di benzene, un cancerogeno di classe 1.

In particolare la notte del 15 giugno, in concomitanza con l’accensione della torcia, una stazione di rilevamento installata in centro città registrò un valore massimo di concentrazione oraria di 63.8 microgrammi per metro cubo. Nulla che infranga la legge, perché la normativa italiana non prevede valori limite orari o giornalieri, ma solo una media annuale. Tuttavia la direzione scientifica dell’Agenzia evidenziava nel rapporto la necessità “a scopo cautelativo” di riportare i più ristrettivi riferimenti internazionali che indicano come soglia-rischio per gli effetti acuti sulla popolazione i 27 microgrammi per metro cubo come livello orario massimo di concentrazione e gli 8 microgrammi come valore limite medio nelle 8 ore. Valori che a Brindisi si sono raggiunti o superati in sedici occasioni durante le settimane di rilevamenti dell’Arpa.

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