In non ricordo quale edizione dei programmi di Serena Dandini e Corrado Guzzanti c’era un Antonello Fassari in stato di grazia che interpretava un sessantottino con Eskimo che usciva dal coma dopo anni e anni, e, una volta capito lo stato comatoso dell’Italia contemporanea si attaccava a una sorta di litania “i Pooooooh”, con la quale intendeva dire, va bene, ci sono ancora tutte le solite storture di sempre, ma non vorrai mica dirmi che ci sono ancora Roby e soci. E in effetti, i Pooh ci sono sempre stati. O quasi. L’anno prossimo, nel 2016, saranno cinquant’anni da quando il Valerio Negrini, scomparso recentemente, ha avuto l’idea di mettere insieme la band, cinquant’anni di successi incredibili, dischi, tour, una vittoria a Sanremo, una storia davvero incredibile da raccontare.

Bene, il 2016 sancirà non solo il cinquantesimo anniversario dei Pooh, ma anche una reunion che sulla carta sarebbe sembrata impossibile, con un ritorno nella band di Riccardo Fogli, il transfuga più famoso, quello che ha dato il là all’ingresso in line-up di Red Canzian, una vita fa, e anche di Stefano D’Orazio, che ha abbandonato Dodi, Roby e lo stesso Red ben più recentemente. I Pooh, quindi, a partire già da domani, quando verrà mandata on air una versione nuova di zecca di Pensiero, a cinque voci, si allargano e trovano i vecchi compagni persi per strada.

Non basta, oltre alla reunion, anticipata da Pensiero, il 2016 vedrà la reunion sui palchi, e che palchi. Due concerti secchi, il primo a Milano, a San Siro, il 10 giugno, il secondo a Roma, all’Olimpico, il 17 giugno. Titolo delle due serate: Reunion, l’ultima notte insieme. Sì, perché questa è la vera notizia. Dopo San Siro e l’Olimpico, sarà la volta dell’addio alle scene. I Pooh si sciolgono. Inevitabile, forse, perché questo suggerisce l’anagrafe. Un po’ lo si era intuito, con le prove soliste di tutti i tre i membri rimasti, con i libri di Red, le collaborazioni musicali di Dodi, la parentesi televisiva di Roby, al fianco di Francesco, suo figlio, a The Voice of Italy.

Cinquant’anni sono in effetti tanti, forse troppi. Le uscite discografiche si sono nel tempo diradate, lo smalto un po’ perso, l’ispriazione, giustamente, pure. I Pooh sono la band italiana per antonomasia, quella che, se uno si risvegliasse dal coma dopo qualche decennio, si meraviglierebbe di trovare ancora qui, Fassari insegna. Pensarci senza questi eterni ragazzoni dotati di buone melodie e voci educate un po’ fa strano, perché se in fin dei conti vanno ancora in giro Mick e Keith perché non potrebbero farlo ancora Dodi e Red? Semplice, perché così hanno deciso. Due mega-eventi, due stadi importanti, un altro segno di forza dei nostri, e poi l’addio, senza lasciare rimorsi o rimpianti. Di canzoni da continuare ad ascoltare, o da cantare intorno al fuoco in spiaggia, tanto, ne hanno lasciate parecchie. Visto mai, poi, che tra dieci anni ci sarà la reunion delle Nozze di Diamante?