A quante “morti bianche” dobbiamo ancora assistere prima di vedere abolite manifestazioni come i palii? Sì, avete letto bene, “morti bianche”, anche se in questo caso i caduti deceduti a causa di incidenti non sono uomini ma cavalli, animali che lavorano senza aver fatto alcuna domanda di assunzione, senza diritti e tutela, correndo su tracciati urbani spigolosi con sfondo asfaltato o lastricato, caratterizzati da curve strette e, troppo spesso, improvvisati e rattoppati.

presidio_palio

La mia prima riflessione la rivolgo al sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, il quale, con una lettera pubblicata su ATnwes.it, si lava la coscienza scrivendo: “La morte del purosangue che ha corso per San Secondo il Palio di Asti addolora profondamente la Città e tutti gli appassionati di cavalli. Il fatto non pare riconducibile alla tipologia della corsa del Palio, ma un infortunio analogo a quelli che si verificano purtroppo spesso in allenamento o nelle corse in ippodromo. Quello di Asti è il Palio che adotta gli accorgimenti più efficaci in materia di sicurezza”.

Gentile sindaco, con questa brevissima lettera, cosa sperava di fare? Di asciugare le lacrime degli animalisti e di mettere a tacere tutte le scomode verità sul Palio? Doctor Cini, il cavallo morto, è il quattordicesimo animale deceduto nella manifestazione che si svolge nella sua città. Ha forse rimosso dalla sua memoria che tra il 2000 e il 2003 solo ad Asti ne sono morti dieci? Noi non dimentichiamo, per noi non sono numeri! Caro sindaco di Asti, vorrei anche precisare che il problema relativo ai palii o alle giostre con i cavalli non sta nel fatto che si adottino o meno “accorgimenti efficaci in materia di sicurezza” ma nel riconoscere l’abuso e il maltrattamento riservato agli animali usati in queste occasioni. Lei è consapevole di quanto siamo distanti dal loro benessere?

Glielo spiego facendomi aiutare da Francesco De Giorgio, biologo specializzato in cognizione animale, docente e ricercatore, componente del Comitato Etico Isae (Società Internazionale di Etologia Applicata) e consulente della Polizia olandese, nei casi di maltrattamento animale e nei percorsi di recupero cognitivo post-abuso, il quale ha risposto in merito al benessere dei cavalli: “Questa domanda rappresenta un punto cruciale della questione. Purtroppo a difesa di questi eventi sorgono scudi quali: i cavalli sono in forma, vivono una vita sana tutto l’anno, hanno valori fisiologici nella norma, hanno un buon recupero dopo la corsa oppure nessun cavallo è morto quest’anno e via di seguito con varie altre amenità scientifiche o pseudo-scientifiche, che lasciano poco spazio al mondo di percezione del cavallo e si riferiscono soprattutto a standard di benessere di orientamento zootecnico, poco aggiornato da un punto di vista etico. Cosa diversa è invece parlare di qualità di vita considerata a 360°, dove si deve tener conto di altre considerazioni di natura etologica, emozionale e sociale, collegate alla soggettività di ogni singolo individuo, portatore di propri diritti e valori. In un palio, i principii base di etica applicata anche ai non-umani come autonomia, integrità, dignità e vulnerabilità, sono del tutto disattesi e questo quindi ha un impatto sul benessere e qualità di vita di un cavallo, di quel cavallo. Abbiamo così tante altre possibilità di parlare e proporre cultura, che non sia sempre e solo riferita al Medioevo, al passato ed alle forme di abuso ad esso collegate, ma anche direzionate verso un grande quanto interessante fermento culturale postmoderno che è già presente, è già qui, ora“.

Chiamo in causa ora coloro che il sindaco definisce appassionati di cavalli, ossia i fantini, gli spettatori, gli organizzatori di manifestazioni come il Palio di Asti: non solo siete complici di queste morti, di questi abusi ma siete anche vigliacchi perché avete fatto del tutto per non far trapelare la notizia della morte di Doctor Cini! E, per piacere, non chiami coloro che ruotano attorno a questo business appassionati di cavalli! Queste persone, pur di vincere, sono disposte a tutto, a usare farmaci dopanti o a somministrare ai propri cavalli vasodilatatori, antidolorifici, broncodilatatori, rendendoli ingovernabili e pericolosi anche verso gli altri fantini e il pubblico.

Quello che accade prima di un palio non è visibile ai nostri occhi ma, come dice Francesco De Giorgio “lasciamo perdere quello che avviene negli anni vissuti prima di esso, anni in cui il cavallo vive condizioni di disagio causato da svezzamenti precoci, perdita del suo gruppo famigliare di riferimento, addestramenti, isolamenti, corse e quant’altro e prendiamo in esame, invece, il momento del palio stesso; anche quando un cavallo non muore nel corpo, rappresenta per lui un momento di tragica consapevolezza (non in quanto preda, come banalmente si continua ad etichettarlo) ma in quanto animale cognitivo che vede essere persi anche gli ultimi residui bagliori della sua mappa cognitiva messa in crisi anche prima del palio stesso, e si avvia ad una morte-non-morte dove prova il dolore di fratture mentali, emozionali e sociali. Neanche la presenza di altri cavalli può aiutarlo, in quanto oltre ad essere a lui sconosciuti, sono nelle sue stesse condizioni, amplificando il dolore percettivo di quella situazione. Anche qualora fossero prese tutte le misure di sicurezza di questo mondo, anche se tali manifestazioni fossero svolte con cavalli senza imboccature, senza ferri e senza fantini, sarebbero comunque inaccettabili eticamente perché perdiamo di vista un punto importante, quello del cavallo”.

Capisce signor sindaco, perché lei non dovrebbe fermarsi semplicemente agli “accorgimenti più efficaci in materia di sicurezza” per avallare nella sua città manifestazioni diseducative come i palii? “Iniziative di matrice panem et circenses nate in periodi storici dove i diritti per gli animali erano del tutto disattesi e comunque ignoti. Da questo punto di vista parliamo quindi di epoche oscure, dove anche gli animali umani non ricevevano miglior sorte. Voler rievocare la parte oscura della storia la trovo sicuramente una scelta discutibile, che non ha alcun richiamo culturale. Sarebbe come rievocare per fini di intrattenimento e sviluppo turistico, in forma reale, quindi con vere uccisioni, i giochi gladiatori o la caccia alle streghe, per intenderci. Anche nei palii esiste la morte, come nella vita, ma in questo caso la morte viene usata come forma di intrattenimento, di turismo, di business in buona sostanza. Tra l’altro noi siamo in un momento di così grande fermento, discussione e sviluppo di una filosofia post-umanista, di un’etica animale avanzata e di diritti collegati alla soggettività ed al valore intrinseco di ogni singolo animale, che proporre questi eventi da parte delle amministrazioni comunali, lo trovo bizzarro prima che anacronistico” sottolinea Francesco De Giorgio.

Il motivo per cui non bandite dai vostri territori comunali queste manifestazioni sorpassate è univoco: non è facile fermarvi mettendo davanti l’etica al denaro. Ma noi che amiamo davvero gli animali di qualsiasi specie essi siano non demordiamo! Continueremo con le petizioni, le manifestazioni, gli articoli, i volantinaggi per sensibilizzare, informare e formare le persone.

Io partecipai al presidio contro il palio di Asti organizzato nel 2011. Anche se ricordo ancora con chiarezza gli insulti di tanti astigiani, i loro volti risentiti nel vederci schierati contro la loro “tradizione”, le forze dell’ordine che ci circondavano per la tensione (eravamo appena 35 attivisti arrivati da Roma, Caserta, Mondragone, Pordenone e Genova), in una città che sente fortemente questo evento, dentro di me sono vivi, soprattutto, due momenti che non mi hanno fatto pentire di aver partecipato all’evento: quello di una coppia di ragazzi locali che, assistendo involontariamente all’insulto a me rivolto da un signore “perbene”, decise di passare dalla nostra parte e il visetto di un bambino di circa dieci anni che chiese al papà di potersi unire a noi; indossando la maglietta che gli regalammo, contento di esserci, si mise a volantinare con grande commozione del genitore. Più di un semino è stato gettato in quell’occasione… per questa ragione è importante esserci e agire, ognuno con le proprie possibilità e capacità…