Il visconte Cobram era un fanatico di ciclismo, ma di Coppa ne aveva organizzata una sola. Il Biciclettaio matto (alias Mauro Bresciani, ideatore dell’evento) fa di più: raddoppia. E oggi, a Desenzano, dove un cielo coperto ed un accenno di pioggia non possono certo fermare un ‘evento‘ di tal portata – mette in scena la seconda edizione della mitica Coppa Cobram (#pedalilei è l’hashtag scelto). La rievocazione della terribile gara ciclistica di “Fantozzi contro tutti”, già un successo l’anno passato, quest’anno triplica i partecipanti: di bici vintage se ne contano 200 (contro i 70 della precedente edizione), con le iscrizioni chiuse con largo anticipo. Tanti mutandoni ascellari, occhialoni da aviatore, ma l’abbigliamento old style, sì consigliato, non è tuttavia d’obbligo. Molti i personaggi stravaganti, e con mise simpatiche seppur non in tema.

A Desenzano gareggia anche gente ‘normale’ (pochi per la verità). Trenta team provenienti da ogni parte d’Italia si sono dati appuntamento, alle 10, presso il risto-pub l’Ozioso Castellano – diventato un caravanserraglio per l’occasione – per la punzonatura, la consegna dei cartellini e la ‘colazione da campioni’ (un buffet dolce/salato niente male). “Stamattina sono uscito di casa così, e non vi dico la faccia di mia moglie – racconta Marco, di Saló, occhiali spessi un dito e un cappello improbabile -. Vessato io? Certo, mi sento un Fantozzi sia a casa che al lavoro”. E c’è il vincitore della passata edizione, che vestito da Filini ci riprova: “Ma durante la settimana sono una persona seria. Fidatevi. Buona Cobram a tutti”. Ventuno chilometri in tre tappe: un percorso che a tratti lambisce il lago in una cornice davvero spettacolare con i 200 ‘ciclisti demenziali‘ (lo scriviamo, naturalmente, con sorriso e stima) che giungono nella splendida spiaggia del Porto di Rivoltella. Partenza alle 11, e prima tranche di tre chilometri con passerella nel centro storico di Desenzano.

Quindi la distribuzione della ‘bomba‘ – l’intruglio grazie al quale Fantozzi vinse, si fa per dire, la gara – indispensabile per affrontare i 14 chilometri della seconda parte del tragitto, preludio al pranzo del ciclista. A tavola, però, non si va prima di aver superato una salita tragicamente denominata ‘Cima del Diavolo‘. Al termine del pranzo, di buzzo buono, ai blocchi di partenza per l’ultima tappa: gli ultimi, e pesantissimi perché percorsi a pancia piena, quattro chilometri. Lungo il percorso, veloce sosta ‘tecnica’ per quello che nel programma è indicato alla voce ‘saluto alla nonna’ (del Biciclettaio matto). L’omaggio al più creativo ed estroso corridore è una bici messa a disposizione dall’organizzatore: la District line, di ispirazione londinese, scatto fisso, telaio Ferrari Anni 80. Mica pizza e fichi.

Twitter: @bacchettasimone