In 150mila per difendere il latte “vero” dalle direttive dell’Unione europea. Tanti sono i firmatari della petizione Il formaggio si fa con il latte! che Slow Food ha lanciato lo scorso luglio, dopo che l’Ue aveva inviato a Roma una diffida in cui definiva le leggi italiane in materia di produzione casearia troppo stringenti, e chiedeva che fosse tolto il divieto di usare il latte in polvere. Le firme sono arrivate al Ministro alle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina.

Il nodo è la legge 138 dell’11 aprile 1974, che vieta l’uso di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per fare yogurt, caciotte, robiole e mozzarelle. Questa norma, che permette all’Italia di tutelare la sua biodiversità casearia, secondo Bruxelles rappresenterebbe una restrizione alla libera circolazione delle merci perché nel resto dell’Unione i “latticini senza latte” sono di uso comune.

Le firme sono state raccolte attraverso la piattaforma Change.org, nel padiglione Slow Food a Expo e durante la manifestazione Cheese, appena conclusasi a Bra, in provincia di Cuneo. La protesta è stata sostenuta anche da diverse amministrazioni locali, da produttori del lattiero-caseario e da associazioni di categoria, come la Confartigianato e l’Ordine dei Medici Veterinari. Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, oggi ha consegnato virtualmente, tramite una lettera aperta, i 150mila nomi al Ministro alle Politiche agricole. Martina è chiamato a ufficializzare la posizione del Governo italiano rispetto alla richiesta di abrogazione dell’Unione europea entro il 29 settembre, pena la messa in mora dell’Italia.

“Ancora una volta abbiamo ritenuto opportuno intervenire a difesa del settore lattiero caseario intercettando un rischio e facendoci portavoce dell’opinione di 150mila persone pronte a difendere la legge, il loro diritto alla trasparenza e con essa centinaia di piccole produzioni e il patrimonio di latti, mestieri, tecniche, tradizioni e comunità che custodiscono”, ha detto Pascale. “Sia il Ministro Martina che il vice ministro Olivero ci hanno già assicurato di non voler abrogare la legge, ma abbiamo voluto estendere la nostra richiesta indirizzando la petizione anche alla Commissione, al Parlamento e al Consiglio europeo, oltre che alla direzione generale Agricoltura e sviluppo rurale, perché vorremmo che anche gli altri paesi europei scelgano la strada della qualità e della sostenibilità, sposando la legge”.

Già nel 2000 Slow Food si era mobilitata per il settore difendendo i formaggi a latte crudo, all’epoca guardati con sospetto e a rischio divieto. Da allora l’associazione della Chiocciola ha continuato a impegnarsi, registrando una straordinaria partecipazione del pubblico e di centinaia di casari e pastori italiani ed europei che hanno ribadito ufficialmente il loro no al formaggio fatto con il latte in polvere.