Un bambino afghano di 9 anni  ha provato a togliersi la vita nel campo profughi croato di Opatovac. Stava disegnando in uno spazio dedicato ai giochi quando all’improvviso ha tirato fuori dalla tasca dei pantaloni una linguetta di una lattina e ha provato a tagliarsi la gola. A denunciare il fatto è stata la rappresentante Onu Valentina Otmacic: “Non è riuscito a tagliarsi, in pratica non si è provocato danni fisici, ma aveva una borsa piena di pezzi di metallo e ha cominciato a gridare che voleva morire”.

Il bimbo durante il viaggio ha perso la sorella, l’ultima parente rimasta: il padre e la madre, infatti, erano morti in Afghanistan. Il campo di Opatovac si trova vicino al confine con la Serbia e questa settimana sta ospitando 4mila profughi al giorno, tra cui 800 bambini.

Il grande flusso sta riguardando tutto il paese: da meta settembre sono entrate in Croazia 55mila persone. Questo complica la gestione dei migranti. “La situazione è estremamente difficile per i bambini e ha creato un contesto in cui è molto difficile garantire la loro protezione, nutrizione, salute e rifugio” ha dichiarato Otmacic. Nel pomeriggio di venerdì la Croazia ha riaperto il confine con la Serbia dopo le dispute tra i due paesi sulla gestione dei migranti che si accalcano alle loro frontiere. Il confine è ora aperto “a tutto il traffico senza restrizioni”, ha annunciato la polizia croata.