Vorrebbero un nuovo attacco, come quello avvenuto presso il caffè Krudttonden a Copenaghen lo scorso febbraio. Allora il bersaglio era il dibattito dal titolo “Arte, blasfemia e libertà d’espressione” in ricordo della strage al giornale satirico “Charlie Hebdo” e nella sparatoria morì una persona e tre poliziotti rimasero feriti. A oltre sette mesi da allora, secondo quanto riferisce il Site, alcuni militanti dell’Isis fanno appello ai loro “fratelli” in Danimarca affinché attacchino una rassegna di vignette satiriche su MaomettoTexas Muhammad Cartoon Exhibition, organizzata dalle sigle Sioe (‘Stop islamization of Europè), dal Siad (‘Stop islamization of Denmark’) e dal Sion (‘Stop islamization of Nations’).

L’evento, affermano gli organizzatori, “è a favore della libertà di espressione, a fronte delle selvagge minacce dei musulmani suprematisti” e l’iniziativa “è stata inizialmente impedita dalla polizia danese”. La rassegna di vignette satiriche “verrà messa in mostra anche a Londra, Parigi e Madrid“, promettono ancora gli organizzatori.
Rita Katz, la direttrice del Site, il sito di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web, afferma che le minacce e gli appelli ad attaccare l’evento sono arrivate anche dalla “vedova” di Junaid Hussain, il noto jihadista britannico dell’Isis – conosciuto come Abu Hussain al-Britani – ucciso da un drone americano a Raqqa, in Siria.

La capitale danese è già finita nel mirino dei jihadisti. A febbraio, l’attentatore Omar Abdel Hamid El-Hussein, dopo avere sparato al il caffè Krudttonden, si era diretto verso la sinagoga e lì aveva freddato un sorvegliante di 37 anni e ferito altri tre poliziotti. Ma questo non è stato l’unico episodio nel Paese legato all’estremismo islamico: l’anno scorso Lisa Borch, 15enne di Kvissel, dopo aver guardato i video delle esecuzioni del boia dell’Isis Jihadi John, ha ucciso la madre con almeno venti coltellate. Suo complice è stato il fidanzato, un iracheno di religione musulmana di 29 anni. Entrambi sono finiti in carcere. La Danimarca, però, a differenza degli altri Paesi occidentali, ha scelto la linea della “riabilitazione” nei confronti dei jihadisti: ad Aarhus è stato messo a punto un programma offre ai combattenti che tornano dal Medio Oriente cure mediche, recupero psicologico, la ricerca di un’occupazione e il proseguimento degli studi. Il tutto finalizzato al reinserimento sociale.