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È difficile scovare qualcuno che nel proprio albero genealogico non abbia un parente, stretto o lontano, che sia stato testimone, se non vittima, delle atrocità della guerra. Per questo è comprensibile reagire con freddezza, stizza o persino disgusto all’insensata (nel senso etimologico del termine) uscita di Alice, la neoeletta Miss Italia.

Tuttavia, prenderne atto non autorizza nessuno a fare di questa ragazza il bersaglio delle più meschine paternali. Che abbia detto una cazzata l’ha capito da sola. Così non fosse, riterrei a buonsenso più che sufficiente la mole di tweet, commenti, meme, video (stupendi come sempre The Jackal), articoli on e offline.

Mentre proviamo a fare i maestri di morale a una ragazzina (non che questo giustifichi la sua uscita, intendiamoci) sarebbe onesto ricordare che abbiamo sperimentato tutti, almeno una volta, i brutti scherzi della tensione, dello stress, dell’inesperienza sul contenuto di quello che diciamo: la differenza è che, molto probabilmente e per nostra fortuna, non avevamo una telecamera di un broadcaster nazionale puntata addosso.

Tornassimo indietro altre mille volte non ridiremmo quelle cose nel modo in cui le abbiamo dette, e Alice stessa, non so quanto ben consigliata, ha provato a chiarire meglio il suo pensiero. Da professore di comunicazione, ma è una mia idea, io le avrei suggerito di scusarsi in punta di piedi e di ammettere la gaffe. Punto. Al limite, solo a certe condizioni e con certi intervistatori, avrei approfondito e chiarito. Non certo con Staffelli e Striscia la Notizia, il cui linguaggio televisivo, sedimentato in quasi un trentennio di trasmissioni di successo, dovrebbe essere abbastanza noto anche ai diciottenni e ai loro consiglieri/manager.

Detto questo, come è insensato tentare difese spassionate per una uscita che rimane sbagliata e non giustificabile se non da genitori e parenti stretti, così non è onesto giudicare l’intelligenza di una persona o peggio, metterla sotto processo mediatico, senza tenere conto degli elementi al contorno cui accennavo sopra: tensione, inesperienza, aspettative, stereotipi da “Miss senza cervello” o “dimostra che sei anche intelligente”, ecc.

Non voglio spendere troppe parole sulla seconda presunta gaffe, quella su Michael Jordan (che molti di noi annovererebbero tra i miti della storia recente, e chi si scandalizza mi scriva il motivo): è tutto da verificare, ma se le cose fossero andate come Alice ha da poco scritto sul suo profilo Facebook (poi rimosso, ndr) e non come si evinceva dal servizio di Staffelli, questa per molti versi eccessiva e inutile discussione cambierebbe di verso, puntando dritto alla qualità della nostra informazione.

A fare come Giovanni in “Tre uomini e una gamba”, cioè a sfidare a braccio di ferro un ragazzino per poi entusiasmarsi di averlo stracciato, siamo capaci tutti. Battiamoci pure le mani. D’altronde, lo aveva intuito già Pascal qualche secolo fa, quando riflettendo disincantato sulle dinamiche umane appuntava: “Poiché non si è potuto fare in modo che ciò che era giusto fosse anche forte, spesso si è fatto in modo che ciò che era forte fosse anche giusto”.

Non sono sicuro che, alla fine di tutto, quella in debito di qualcosa con il pubblico sarà Alice, cui l’improvvisa visibilità ha iniziato a presentare il conto da subito. A differenza di tanti altri, che forse se lo sarebbero meritato di più.