Appena varato e già con una defezione. Il sottosegretario alle infrastrutture Dimitri Kammenos, appartenente alla destra di Anel alleata con Syriza, è stato “invitato” a fare un passo indietro dal presidente del suo partito Panos Kammenos (solo omonimo) per via di alcuni “cinquettìi equivoci”. Quando non sono trascorse neanche 24 ore dal giuramento del nuovo governo Tsipras all’indomani della vittoria elettorale di domenica scorsa, ecco un primo inciampo per la squadra che dovrà attuare al più presto le 150 misure contenute nel memorandum della troika.

Un account twitter (PortaPorta che è stato chiuso nella notte) riconducibile al neo ministro sin dal 2013 cinguettava contro gay, ebrei e comunisti. Negli ultimi tempi anche contro Tsipras. Scoperta la cosa, che non è stata mai smentita sino a ieri dal diretto interessato, il capo della destra ha chiesto di dimettersi al viceministro. Che è stato in carica per sole 13 ore. Eccone alcuni: “Non dimenticare mai 9/11 – scriveva in occasione dell’anniversario dell’attentato alle Twin Towers – Dei 2.500 ebrei che lavoravano nelle Torri Gemelle quel giorno nessuno di loro non è andato a lavorare “, lasciando chiara l’implicazione di stampo razziale e complottistico. E nel dicembre dello stesso anno ha chiamato il primo ministro Alexis Tsipras “criminale, da tre anni sa dove andiamo e ci stiamo distruggendo”.

Il diretto interessato si difende sostenendo che si tratta di messaggi hackerati per influenzare gli elettori durante la campagna elettorale, aggiungendo che i propri profili social sono stati più volte violati come dimostra il blocco al suo account Facebook alla vigilia delle elezioni da ignoti che finora non è ancora ripristinato. Parole che non sono state sufficienti al leader del suo partito, l’effervescente ministro della Difesa Kammenos che ne ha chiesto la rimozione, anche perché secondo la stampa greca oggi in edicola tutti sapevano cosa pensava il sottosegretario e quali erano le sue idee su determinati argomenti. Tra l’altro in occasione degli aspri negoziati con i creditori internazionali aveva paragonato il memorandum imposto ad Atene al campo di concentramento di Auschwitz, pubblicando su Facebook una foto con l’ingresso del lager e su scritto: “Restiamo in Europa“.

Nel frattempo ci dovrebbero essere novità sulla riforma delle pensioni promossa dal ministro del lavoro George Katrougalos. Se non si troveranno i fondi chiesti direttamente dagli istituti di credito per il raggiungimento di alcuni obiettvi di bilancio (come entrate fiscali entro il 31 dicembre pari a 18 miliardi), la mannaia del governo si abbatterà sulle pensioni complementari. Tre sono le proposte al momento al vaglio del ministero: un rimborso di debiti da altri fondi di assicurazione alla Bers pari a 1,5 miliardi; arretrati alla voce organismi di previdenza sociale; oppure un lieve aumento dei contributi dei datori di lavoro, tradotto in più tasse per i pensionati per pareggiare i conti. Quest’ultima opzione non rientra nel programma elettorale di Syriza, ma tuttavia, come confermano fonti ministeriali, la proposta rimane sul tavolo come la più accreditata.

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