Niente visita, niente assegno. L’Inps promette battaglia ai furbetti dell’invalidità e ha annunciato che da ottobre chi non si presenterà alla visita di revisione non riceverà l’assegno di invalidità. Verranno avviati accertamenti su tutti i casi a partire dal marzo del 2015 in poi.

L’Istituto di previdenza sociale, in una nota, ha specificato che prima della revoca degli assegni verranno fatti approfonditi controlli: “Le sospensioni riguarderanno unicamente le convocazioni regolarmente effettuate. In tutti gli altri casi nei quali la spedizione abbia fatto registrare anomalie nella consegna, prima di procedere alla sospensione sarà effettuata presso le sedi territoriali una puntuale verifica della correttezza degli indirizzi comunicati dagli assistiti e registrati nelle banche dati dell’Istituto”.

L’Inps ha poi aggiunto che: “Nel caso in cui l’assenza a visita sia stata determinata da cause di particolare gravità che ne abbiano reso impossibile la tempestiva comunicazione alla competente Commissione medico-legale, i soggetti destinatari del provvedimento di sospensione potranno prendere contatti con la Commissione stessa per verificare la possibilità di concordare una nuova visita”.

Negli ultimi mesi, più volte, il governo ha ribadito che il risparmio dagli assegni ai falsi invalidi dovrebbe contribuire alla spending review di 10 miliardi prevista per il 2016. Tuttavia come già scritto da il Fatto Quotidiano, se da un lato i maggiori controlli possono fare recuperare denaro pubblico, dall’altro risultano anche molto costosi, producendo quindi un risparmio marginale modesto.

Inoltre, l’attuale esecutivo non è il primo che prova a combattere il fenomeno dei falsi invalidi. Già nel 2003 ci provò Giulio Tremonti, ministro dell’Economia nel secondo governo Berlusconi. Dopo di lui il tema venne indicato come priorità anche da Romano Prodi nel 2007. In tempi più recenti ci hanno provato anche Mario Monti (che lanciò 150mila verifiche aggiuntive), poi Carlo Cottarelli. Tuttavia in 12 anni la spesa per le invalidità civili è passata da 11,8 miliardi agli oltre 16 miliardi attuali.

Non esistono stime su quanti di questi assegni vengano percepiti da persone che non ne avrebbero diritto. Ma, intanto, le inchieste sui falsi invalidi non si fermano: l’ultima in ordine di tempo risale al 17 settembre scorso a Torino, a seguito della quale risultano indagati alcuni dipendenti pubblici.