Arrivano nuovi elementi che mettono in luce le criticità delle bollette di elettricità e gas. E che accrescono la preoccupazione dei consumatori, soprattutto in vista dell’approvazione finale del ddl concorrenza, che sancisce l’addio al servizio di maggior tutela per famiglie e piccole imprese. L’Autorità per l’energia ha infatti pubblicato l’esito dell’indagine conoscitiva sulla “Fatturazione del mercato retail 2013” condotta in collaborazione con la Guardia di Finanza. I risultati non sono confortanti.

Se da una parte sono scesi i reclami sulle fatture tra il 2014 e i primi sei mesi del 2015, dall’altra persistono criticità nell’installazione (“ancora agli inizi”) e nella lettura dei contatori. Questo vuol dire che le famiglie continuano a pagare luce e gas sulla base di consumi presunti anziché effettivi e si vedono recapitare a casa fatture “stimate” o comunque calcolate solo in parte su consumi effettivi e stime. Da qui molte bollette distorte e approssimative e continui conguagli. Un esempio: “Il gas pesa moltissimo sui conti delle famiglie, tra i 1.200 e 1.500 euro l’anno, anche su quelle del Meridione che consumano poco”, dice a ilfattoquotidiano.it Alessandro Notargiovanni, responsabile delle politiche energetiche di Federconsumatori. “Ci vuole invece una lettura dei dati intelligente. Da cattive letture vengono fuori cattive fatturazioni”. Per questo il governo dovrebbe, attraverso l’Autorità, “imporre l’installazione di nuovi contatori”.

In dettaglio, l’indagine evidenzia che a fine 2013 nel settore elettrico i contatori non ‘telegestiti’ erano ancora il 2% del totale (circa 750mila) e per il 4% degli stessi si registrano insuccessi nella telelettura. Per il settore gas, il processo di installazione dei contatori elettronici non arriva neanche all’1% del totale. Si registrano anche ritardi nella messa a disposizione delle letture (nel settore elettrico il 2,7% dei dati non perviene ai venditori entro i termini previsti dalla regolazione, il 28,1% nel gas). Ancora alto anche il ricorso a stime dei consumi da parte dei distributori: il 5,3% delle misure nell’elettrico, il 16,9% nel gas.

Nel settore elettrico sono l’11% le fatture stimate e il 9% quelle miste, basate cioè su consumi effettivi e stime. La percentuale di fatture stimate o miste è del 15,4% nella maggior tutela e del 31,4% nel mercato libero. Dato che mette in luce che i più penalizzati saranno coloro che diranno addio alle tariffe fissate dall’authority, come prevede il ddl concorrenza. Il 14% delle fatture per i clienti domestici elettrici presenta conguagli, il 16% stime di coda. Per quanto riguarda il gas, oltre la metà delle fatture presenta consumi stimati, mentre il 27,2% contiene conguagli.

Dal canto suo, l’Autorità ha introdotto ulteriori proposte per arrivare a bollette sempre più basate su consumi effettivi: nuovi obblighi di lettura, incentivi all’utilizzo dell’autolettura, incremento della periodicità di invio delle bollette e indennizzi automatici per ritardi, divieto di fatture miste nel caso di scelta di fatturazione mensile, tempi certi per le bollette di chiusura in caso di cambio fornitore, voltura o disattivazione.

In questo quadro, prosegue l’iter parlamentare del ddl concorrenza in cui è previsto il superamento del mercato tutelato, visto come fumo negli occhi dai consumatori. Tra questa settimana e la prossima dovrebbe essere approvato in prima lettura dalla Camera per poi passare al Senato. E i dati dell’indagine non fanno altro che allarmare ancora di più le associazioni, già sulle barricate da mesi. “A fronte di tutti questi disagi sui contatori, il governo e qualche azienda dell’elettricità si sono messi in testa di eliminare la tutela, togliendo ai clienti più deboli qualsiasi potere di negoziazione. Questo non è mercato, piuttosto sembra la storia di Davide e Golia”, dice Federconsumatori.