Se abbiamo capito bene, perché con questa politica non si può mai dire, una nuova idea si è affacciata all’ultima Direzione del Pd nella testa del presidente del Consiglio Matteo Renzi per far quadrare il cerchio della riforma del Senato: designarne i componenti attraverso un apposito listino da compilare in occasione delle elezioni dei consigli regionali.

La cosa curiosa è che questa stramba idea (“La carta Tatarella”, nientemeno) pare stia raccogliendo i favori della minoranza del Partito democratico che sinora si è opposta al ddl di Maria Elena Boschi proprio sul punto cruciale dell’elettività del nuovo Senato.

Che si tratti di un compromesso al ribasso lo si vede lontano un miglio.

Vero che in qualche modo i candidati senatori passerebbero in questo caso attraverso il vaglio delle urne. Ma è vero pure che il potere di scelta degli elettori sui nomi è praticamente ridotto a zero.

Questi listini senatoriali infatti altro non sono che i vecchi listini di nominati che per lungo tempo hanno fatto il bello e il cattivo tempo in occasione delle elezioni regionali. Non a caso sono stati progressivamente soppressi.

La ragione è semplice. Si trattava di listini bloccati, compilati dalle segreterie dei partiti senza che cittadini ed elettori potessero intervenire in qualche modo nella scelta.

Dire sì ad una simile soluzione pare francamente sbagliato. Con un Italicum che per tre quarti porta alla Camera i soliti nominati, avere un Senato designato al cento per cento dai vertici dei partiti non fa altro che esutorare ancora di più gli elettori dal processo di selezione della classe politica e dei propri rappresentanti.

A Renzi e compagni va ricordato che nel 1994 abbiamo archiviato l’era del proporzionalismo con la parola d’ordine: “diamo il potere ai cittadini di scegliersi direttamente i propri rappresentanti”.

Ebbene, dopo oltre 20 anni, andasse in porto questa riformetta, il risultato raggiunto sarebbe praticamente opposto.

Con tanti saluti ai diritti dei cittadini-elettori (il cosiddetto popolo sovrano) e all’ammodernamento del sistema politico.

@primodinicola