Mentre in mezza Europa, soprattutto dell’Est, si alzano muri per respingere migranti e rifugiati e mentre nel resto del Continente, compresa l’Italia, l’esodo biblico in atto produce tensioni politiche e sociali aspre e spesso reazioni scomposte di impronta razzista, studi seri sul fenomeno attestano che non sono né l’Italia né l’Europa le aree del mondo più esposte al fenomeno. E’ il Medio Oriente la parte del pianeta più direttamente coinvolta e anche quella che al momento assorbe il maggior numero di disperati in fuga. Paesi con economie assai più fragili di quelle europee come Iran, Egitto, Turchia, Libano, con masse di cittadini molto più povere rispetto agli italiani e agli europei, hanno in un modo o nell’altro aperto le porte dell’accoglienza.

Il fatto per certi versi sorprendente è descritto con dovizia di dati in uno studio divulgato dall’Archivio Disarmo dal titolo «Rotte migratorie e politiche di accoglienza». L’autore è Fabio Alfredo Fontana, laureato nel corso in Diritti dell’uomo ed etica della Cooperazione internazionale alla cattedra Unesco dell’Università di Bergamo. Secondo Fontana, per esempio, Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto ospitano da sole il 97 per cento dei rifugiati siriani. La Turchia è la nazione con il maggior numero di rifugiati siriani e di altre nazionalità ospitati nel 2014 (circa 1 milione e 600 mila persone). Dietro alla Turchia il Pakistan (1 milione e mezzo), il Libano (1 milione e centomila), la Repubblica islamica dell’Iran (982 mila), l’Etiopia (700 mila), la Giordania (654 mila). Tutti insieme questi paesi mediorientali assorbono circa il 35 per cento dei rifugiati totali, 20 milioni di persone in tutto.

Il resoconto annuale dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) divulgato nel giugno 2015 e dal titolo raggelante (Il mondo è in guerra) attesta infatti che l’anno passato le persone costrette a migrazione forzate per sfuggire a scenari di guerra è stato di circa 60 milioni, 8,3 più dell’anno precedente. Dieci anni prima i migranti erano stati 22 milioni di meno. L’incremento è causato dall’aumento delle guerre, 15 in più negli ultimi 5 anni. Otto in Africa, (Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Burundi), 3 in Medio Oriente (Iraq, Yemen e Siria), 3 in Asia (Kirghizistan, Myanmar, Pakistan) e una in Europa (Ucraina). Dei quasi 60 milioni di migranti del 2014, 38,2 milioni sono sfollati interni, cioè persone che fuggono dalle proprie case, ma restano all’interno dei confini della loro nazione. Un milione e 800 mila sono i richiedenti asilo, coloro che presentano domanda per ottenere lo status di rifugiato, quasi 20 milioni i rifugiati in senso stretto, compresi i 5 milioni di palestinesi.

La riluttanza all’intervento umanitario di gran parte dell’Europa verso i migranti è oggetto di critiche da parte dei paesi del Medio Oriente, in prevalenza islamici. Il governo turco, per esempio, ha biasimato più volte gli Stati occidentali restii a fornire maggiore assistenza finanziaria. Anche se poi la stessa Turchia non ha esitato a usare la mano pesante tanto che Amnesty International ha denunciato le violazioni dei diritti a cui sono esposti gli sfollati proprio in Turchia dove le guardie di frontiera hanno sparato contro chi cercava di attraversare i valichi non ufficiali. All’interno dei confini, poi, le autorità turche nei 22 campi profughi allestiti sono riuscite fino a questo momento a gestire solo il 15 per cento dei rifugiati siriani, lasciando la gran massa restante al suo destino.

Le rotte migratorie verso l’Europa censite nello studio sono 8, di cui 3 riguardano l’Italia. La rotta africana occidentale è il passaggio dall’Africa verso le isole Canarie e coinvolge individui di Marocco, Senegal, Nigeria e Mali. La rotta mediterranea occidentale passa dal Nord Africa e punta a Spagna, Francia e Italia. Riguarda cittadini di Mali, Sudan, Camerun, Ciad e Repubblica Centrafricana. Anche la terza rotta, la mediterranea centrale, finisce in Italia attraverso la Libia e nel 2014 ha registrato il picco di 170mila transiti. Poi c’è la rotta pugliese e calabrese (numero 4), alimentata per terra e mare attraverso Turchia e Grecia. La rotta numero 5 passa dall’Albania e finisce in Grecia e anche la sesta rotta (50 mila persone l’anno) porta in Grecia da Turchia, Bulgaria e Cipro. La settima rotta è quella orientale attraverso i 6 mila chilometri che separano la Russia dagli stati orientali dell’Unione europea e assorbe appena il 2 per cento degli afflussi di migranti verso l’Europa. Nell’ottava rotta, quella balcanica occidentale, il flusso migratorio è raddoppiato in un anno, da 20mila a 40mila persone inducendo l’Ungheria ad alzare un muro con la Serbia. Secondo lo studio il giro d’affari con i migranti è di 10 miliardi di euro l’anno ed in esso sono coinvolti mafia e Stato Islamico.