“Per ora non c’è nessuna situazione particolare a rischio”. Era questa, nel pomeriggio di domenica 13 settembre, la percezione della Protezione civile di Piacenza rispetto all’allerta maltempo che avrebbe portato a sconvolgere Valtrebbia e Valnure, causando tre morti  (uno ancora disperso), la distruzione di numerose case, attività commerciali, aziende e strade di collegamento tra Comuni montani e un danno stimato (dopo la firma del presidente della Regione Stefano Bonaccini dello stato di emergenza) di circa 80 milioni di euro.

Lo conferma un audio, registrato da Radio Sound – emittente locale piacentina – che stava raccogliendo commenti sull’allerta. Poche parole, da parte di Leonardo Dentoni, uno dei vertici della Protezione civile, che rendono l’idea della sottovalutazione dell’evento climatico che sarebbe esploso dopo poche ore: “Generalmente queste allerte sono destinate agli enti locali e ai Comuni per verificare alcune situazioni, ma come Protezione civile noi non siamo in attività, fondamentalmente. Non c’è nessuna situazione a rischio”.

A questo, si aggiunge la ricostruzione delle fasi dell’emergenza e che ha portato ad un acceso dibattito in consiglio comunale, con il sindaco Paolo Dosi sul banco degli imputati. E’ ormai accertato che il primo cittadino sia stato avvisato sul suo cellulare solo alle 7.15 di lunedì 14 settembre, cioè dopo che erano passate tre ore da quando Nure e Trebbia erano già esondati. Quando invece il sindaco di Caorso Roberta Battaglia (competente per la frazione di Fossadello, dall’altra parte della sponda) era stata avvisata alle 4.38 sul suo telefono privato. Un buco nelle comunicazioni che ha portato alla piena a valle nella frazione di Roncaglia e nel quartiere di Sant’Antonio, senza che la cittadinanza venisse informata per tempo.

Secondo la procedura – e per sua stessa ammissione -, il sindaco sarebbe stato informato dell’emergenza dalla Regione alle 4 del mattino di lunedì scorso, ma senza che se ne potesse rendere conto perché arrivata solo tramite mail. Nel frattempo un’onda di acqua e fango si dirigeva verso la frazione del capoluogo distruggendo tutto al suo passaggio.

Questa la ricostruzione del sindaco: “Le prime telefonate sono avvenute alle 3 tra la Protezione civile e la Prefettura per notizie informarli sul rilascio della diga di Boschi. Alle 4 è iniziata l’attivazione degli operatori comunali, alle 4.39 è stato attivato l’allarme della Protezione civile legato al fiume Trebbia, che alle 5.44 è stato aggiornato, ma senza un allegato e con una descrizione troppo generica dell’evento in corso, senza indicare l’effettiva intensità. Alle 7.45 è arrivata la piena a Sant’Antonio e il fiume ha esondato in zone previste”. “Per il Nure – ha proseguito Dosi -, alle 4 sono iniziate le prime notizie informali e fino alle 5.45 sono proseguiti i transennamenti. Alle 4.49 la fase di allarme generica, alle 7.30 è giunta la piena a Roncaglia ma il fiume ha invaso aree non prevedibili”.

Insomma “un evento eccezionale”, ha concluso il primo cittadino, dopo aver avviato un’indagine interna a palazzo Mercanti. Ma l’opposizione ha contestato tale conclusione. Come il consigliere Tommaso Foti di Fratelli d’Italia, che ha chiesto la convocazione di una commissione di inchiesta in Regione: “I documenti ufficiali indicano che gli allarmi notturni erano stati attivati, ci sono buchi di ore che non hanno consentito di attivare le misure adatte. Occorre scoprire di chi sono le responsabilità e prendere provvedimenti”. O il consigliere comunale Erika Opizzi (Fd’I) “È inaccettabile che 5 ore dopo sia accaduto tutto quello che è successo a Roncaglia: qualcuno doveva evitare il peggio”. Mentre Roberto Colla dei Moderati ha sottolineato: “Con questa procedura via mail ci sentiamo tutti più insicuri. Cosa deve accadere per chiamare il sindaco al telefono, anche se è notte?”.

Conti che non tornano neppure agli esperti, come quelli di Meteovalnure, che hanno scritto chiaramente in una nota che “l’evento alluvionale era ampiamente previsto giorni prima da molti centri di calcolo di fama nazionale e internazionale e da molti che come noi vivono per questa scienza e fanno di questa passione la principale attività”.