Assolti”. Una sola parola, l’unica che si aspettava l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole, al termine della camera di consiglio del Tribunale di Crotone che, nel primo pomeriggio di oggi, ha emesso la sentenza del processo “Insula”, nato da un’indagine che aveva portato al suo arresto nel dicembre 2013. Cadono tutte le accuse, quindi, per Carolina Girasole dopo un lungo processo in cui è stata imputata per voto di scambio politico-mafioso, turbativa d’asta e abuso d’ufficio.

Difesa dagli avvocati Mario e Marcello Bombardiere, la Girasole era finita agli arresti domiciliari con l’accusa di essere stata eletta con i voti della cosca Arena. Assolto anche il marito Franco Pugliese che, stando alla ricostruzione della Procura, avrebbe chiesto esplicitamente appoggio alla cosca Arena per l’elezione della moglie a primo cittadino nel 2008.

Il processo “Insula” è naufragato in primo grado. Non solo per l’assoluzione dell’ex sindaco e del marito. È crollato, infatti, il reato di associazione a delinquere pure per il boss Nicola Arena e per i figli Pasquale Arena e Massimo Arena e Antonio Demeco condannati, invece, per la sola turbativa d’asta a 3 anni e 6 mesi di carcere. L’imputato Francesco Paonissa, infine, è stato condannato a 4 anni di reclusione per estorsione ed è stato assolto per l’usura. Nei loro confronti il pubblico ministero Domenico Guarascio aveva chiesto pene pesantissime (anche di 14 anni di carcere). Nel corso della requisitoria, inoltre, il pm aveva auspicato una condanna a 6 anni di reclusione anche per la Girasole e per il marito.

Stando alle indagini della Guardia di Finanza, l’ex sindaco in cambio dei voti sarebbe stata accomodante nei confronti della cosca Arena e dei suoi interessi per un terreno di 78 ettari nella disponibilità della famiglia mafiosa, sequestrato nel 2005 e confiscato nel 2007 . In particolare, secondo la ricostruzione della Dda, gli Arena garantirono 1.350 voti per la sua elezione a sindaco di Isola Capo Rizzuto, grazie a un presunto accordo di Franco Pugliese con i figli del boss, uno dei quali, Pasquale, è stato intercettato mentre pronunciava la frase: “Glielo direi io come ha preso i voti”.

Il sospetto degli inquirenti è che la contropartita della ‘ndrangheta fosse “il mantenimento di fatto del possesso dei terreni confiscati a Nicola Arena, quanto la loro coltivazione a finocchio e la relativa raccolta dei prodotti inerenti all’annata agraria 2010″. Vicenda questa che è costata alla Girasolea anche l’accusa di turbativa d’asta e abuso d’ufficio a causa della gara pubblica, indetta dal Comune, per l’affidamento del servizio di raccolta dei finocchi coltivati su circa 39 ettari di terreno confiscati agli Arena.

All’epoca, nel novembre 2010, la Girasole aveva preferito indire la gara d’appalto per la raccolta e commercializzazione dei finocchi invece di optare per la soluzione della fresatura dei terreni, così come aveva indicato l’associazione Libera Terra, assegnataria dei terreni. Nel corso del processo, davanti al Tribunale di Crotone, ha testimoniato anche don Luigi Ciotti il quale, rispondendo alle domande del pm, ha affermato che “con Libera, Carolina Girasole è stata sempre impegnata e attenta”. Eletta nel 2008 nella lista civica di centrosinistra, Carolina Girasole venne poi abbandonata dal Pd e alle ultime elezioni politiche era stata candidata alla Camera con Scelta civica di Mario Monti, ma non venne eletta.

Ritornando alla sentenza di oggi, con l’assoluzione disposta dal Tribunale di Crotone, l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto si è svegliata da un incubo a causa del quale è finita al centro di polemiche proprio per il suo impegno antimafia fino al giorno prima dell’arresto. Dopo l’operazione “Insula”, infatti, il suo nome è stato utilizzato spesso come sinonimo per tutti gli scandali che hanno toccato l’antimafia in Calabria.

La stessa presidente della commissione parlamentare Rosi Bindi l’ha citata nel corso di una conferenza stampa tenuta a Catanzaro e durante la quale ha chiesto prudenza nel considerare anche l’ex ministro Maria Carmela Lanzetta a “simbolo di lotta alle ‘ndrine”. “L’esperienza Girasole insegna” sono state le parole della Bindi. La risposta l’ha data il Tribunale di Crotone.

“Accogliamo felicemente la notizia dell’assoluzione in primo grado, con formula piena, di Carolina Girasole, già Sindaco di Isola Capo Rizzuto e vice presidente di Avviso Pubblico, e del marito – si legge in un comunicato dell’associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie – la sua vicenda ci appare un’occasione importante per fermarsi a riflettere, in particolare su come il capitale di fiducia verso le istituzioni, e le persone che le rappresentano, si costruisca o si distrugga troppo repentinamente”.