Il senatore del Gal, il gruppo Grandi Autonomie e Libertà, Paolo Naccarato, lo dice scherzando: “Se continua così, per entrare in maggioranza bisognerà accontentarsi solo di posti in piedi”. Parole che fotografano alla perfezione quanto sta accadendo in questi giorni in Parlamento, dove è nuovamente partita la corsa per iscriversi alla categoria dei “responsabili”. Passando poi all’incasso. Presidenze di commissione, sottosegretariati, addirittura ministeri, da “regalare” a chi si rivelerà fedele al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, evitando così al suo governo di ritrovarsi al Senato senza i numeri per approvare la riforma costituzionale. Uno scenario tutt’altro che improbabile visto che, malgrado i numerosi tentativi di avvicinamento, al momento maggioranza e minoranza del Partito democratico sono ancora lontani dal trovare un accordo definitivo.

Decisivi saranno, fra gli altri, i voti dei verdiniani. Ecco perché, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la senatrice Eva Longo sarebbe in pole position per il ruolo di nuovo presidente della commissione Lavori pubblici, poltrona attualmente occupata dall’ex ministro dei Trasporti del governo Berlusconi, Altero Matteoli (Forza Italia). “Non spetta a me decidere certe cose – spiega Longo – è Verdini che pensa a questi aspetti. Si tratta di passare con la maggioranza, di fare un’operazione politica di altissimo livello…”. Proprio così. Classe 1949, ex sindaco di Pellezzano (comune in Provincia di Salerno, città di cui è originaria) e consigliere regionale della Campania, dal 2013 ad oggi la Longo ha cambiato tre volte partito. Eletta nelle liste del Popolo della Libertà, ha aderito a Forza Italia dopo la scissione del 2013 prima di passare – per appena un mese – nelle file dei Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto. Poi, a luglio, l’ennesima giravolta: l’adesione al gruppo Alleanza liberalpopolare-autonomie dell’ex plenipotenziario di Forza Italia Denis Verdini. Di lei, appassionata di selfie, si ricorda un episodio curioso, datato ottobre 2014: una foto, scattata in Aula dal collega Domenico De Siano, che la ritrae proprio insieme a Renzi. Un presagio di quanto potrebbe accadere oggi: ritrovarsi insieme nella stessa maggioranza.

Ma il premier deve anche fare i conti con i mal di pancia che serpeggiano fra gli scranni del Nuovo centrodestra (Ncd). Ecco perché fra i “premiati” potrebbe esserci anche Antonio Gentile, annoverato fra quelli che potrebbero votare “no” al ddl Boschi. Sempre secondo il quotidiano di via Solferino il senatore calabrese, noto alle cronache per essersi dimesso (a marzo 2014) da sottosegretario alle Infrastrutture dopo le presunte pressioni sul direttore de L’Ora della Calabria, Luciano Regolo – affinché non pubblicasse una notizia riguardante il figlio – potrebbe tornare al suo posto. “Sono stato assassinato come un gabbiano”, dice Gentile: “Io non chiedo, dev’essere chiaro che tutti i voti che darò li darò per il bene dell’Italia, un Paese che dev’essere riformato con urgenza e senza indugi!”. Nel frattempo, alla Camera, il Pd ha ingrossato le proprie file con un altro deputato proveniente da Scelta civica, Giovanni Falcone.

Una vera e propria beffa per il partito che fu di Mario Monti, visto che Falcone è in Parlamento da appena un anno, subentrato in corsa all’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi (eletto al Csm). “L’Italia dopo aver attraversato la crisi economica e sociale più drammatica degli ultimi 40 anni, vede finalmente l’uscita dal tunnel. Il Pd di Matteo Renzi – ha detto Falcone – oggi può e deve essere la grande forza politica che guida questo processo di rinnovamento profondo, una forza politica in cui ci sono le condizioni per valorizzare l’impegno di tutti coloro, liberali e democratici come me, che vogliono dare un contributo profondo al cambiamento in atto nel paese”. Ma non era già in maggioranza?