renzi nuova 675A quanto pare i presunti tirannicidi della minoranza Pd, quelli che promettevano sfracelli parlamentari opponendosi all’obbrobrio della riforma Boschi del Senato, stanno rivelando la stessa consistenza di una medusa finita in secco sull’arenile. Ormai i già conclamati eroi della guerra di liberazione dalle bullaggini controriformiste del Matteo Renzi paiono saltati fuori dalle pagine settecentesche del “Saggio sull’arte di strisciare” del barone d’Holbach: «Appare chiaro che l’arte di strisciare è senz’altro la più difficile da praticare. Tale sublime disciplina è forse la più grande conquista fatta dallo spirito umano…Un buon cortigiano non deve mai avere un’opinione personale ma solamente quella del padrone o del ministro… deve tenere ben presente che il Sovrano e più in generale l’uomo che sta al comando non ha mai torto».

Pare evidente che il celebre illuminista, stilando il suo aureo libello, avesse maturato una chiara premonizione di quanto neppure tre secoli dopo sarebbe accaduto nella repubblica romana. Difatti sono stati rinvenuti nelle sue carte chiari riferimenti a Gianni Cuperlo e Pier Luigi Bersani, veri prototipi del tipo umano che intendeva descrivere («gli uomini ordinari hanno soltanto un’anima, mentre l’uomo di Corte pare ne abbia diverse»). Invece si direbbe non avesse sentore alcuno del notevole apporto alla messa a punto della tassonomia, intimamente subalterna e cortigianesca, da parte dell’onorevole Roberto Speranza; che già a quel tempo risultava una presenza invisibile. Semmai siffatta insignificanza era stata percepita due secoli prima da antenne sensibilissime; quando il proto-illuminista amico di Montaigne Étienne De la Boétie iniziò a mettere a fuoco l’intuizione che poi ebbe a definire “servitù volontaria”. Proprio riflettendo sugli inspiegabili cedimenti dei contestatori del premier Renzi; i quali si erano fatti impressionare oltre la soglia della sbracatura da una pistola scarica quale la minaccia di indire nuove elezioni.

In effetti il premier non riceverebbe nessun vantaggio dal ricorrere alle urne con le ancora vigenti regole elettorali, che determinerebbero esiti contrari alle sue aspirazioni maggioritarie. Speranza e gli altri sanno benissimo trattarsi di un rischio inesistente, eppure si comportano come se ciò fosse del tutto reale.

De la Boétie ha riflettuto a lungo su tale curioso comportamento, giungendo a una celebre conclusione: «Colui che vi domina così tanto ha solo due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di diverso da quanto ha il più piccolo uomo, eccetto il vantaggio che voi gli fornite per distruggervi…Come farebbe ad avere tante mani per colpirvi, se non le prendesse da voi?…Che male potrebbe farvi, se voi non faceste da palo al ladrone che vi saccheggia, se non foste complici dell’assassino che vi uccide e traditori di voi stessi?».

Sicché, fuori di metafora, quali aspettative possiamo riporre in questo nostro Parlamento popolato da faune di “striscianti volontari”? Con un supplemento di domanda: fino a che punto tale vizio assurdo si è diffuso, contagiando il personale dell’attuale politica; così da vanificarne l’attitudine a fornire un apporto liberatorio?

Intanto nello scenario europeo si percepiscono sempre più evidenti i segnali di crescente insofferenza nei confronti del contro-riformismo al servizio del privilegio; la quarantennale linea che assembla e unifica Destra e Sinistra in marchingegni anti-popolari, quali il thatcherismo e il blairismo.

Buon ultimo il Regno Unito ha mandato – con Jeremy Corbyn il chiaro segnale della fine di una fase storica; ridando speranze agli spagnoli di Podemos, in caduta di consensi dopo che la batosta greca dell’altalenante Tsipras aveva fatto perdere credibilità all’Altrapolitica.

E qui da noi, in Italia? Per una ragione o per l’altra la presa renziana sul quadro politico non sembra realmente insidiata. Nonostante le frottole sulla ripresa (effetto di fattori esogeni chiaramente congiunturali), le baggianate (tipo la battaglia destituita di reale fondamento contro il bicameralismo) e i disegni reazionari (imporre il comando di uno solo, smantellando il Legislativo e tenendo sotto minaccia il Giudiziario). Condannandoci alla condizione di tardiva enclave, dove perdura una stagione politica altrove in via di esaurimento.