Bruxelles, gli aiuti alla tendopoli dei migranti

L’indignato ama lo straniero e odia il connazionale. Esterofilo per eccellenza, sputa sulla civiltà che gli permette di blaterare: è così ignorante che per lui, de facto, Kant e il Corano, Parigi e il deserto, Darwin e un cammello sono la stessa identica cosa. L’irresponsabilità che segna le azioni, la cecità che inquina il pensiero, il carattere che mente, la cattiva utopia che porta al disfacimento, la mancata considerazione del reale, la fratellanza alla Caino, l’inazione o l’azione controproducente, l’odio verso ogni pensiero divergente, l’avversione rispetto a ogni criterio solido: tutto questo, come un pesce malato, si muove nella palude del suo pensiero unico, che è anche il suo unico pensiero.

L’indignato non offre la sua casa a degli estranei – è troppo egoista per farlo – ma regala, in virtù di una sociofilia paracula e suicida, l’Italia intera, che è la casa della sua casa. Non essendo buono, l’indignato ha la necessità di sentirsi e mostrarsi tale. Discetta di politica migratoria e demografica a partire dalle prime pagine dei rotocalchi. Crede di avere un cuore e si indigna delle stesse azioni che compie. Viscido, spregiudicato arrampicatore: deve fare una buona impressione.