“Una volta la Luna era molto vicina alla Terra… L’avevamo sempre addosso, la Luna, smisurata: quand’era il plenilunio pareva che ci schiacciasse; quand’era lunanuova rotolava per il cielo come un nero ombrello portato dal vento; e a lunacrescente veniva avanti a corna così basse che pareva lì lì per infilzare la cresta d’un promontorio e restarci ancorata”. Nell’incipit di uno dei racconti tratto da “ Le Cosmicomiche”, “La distanza della Luna”, Italo Calvino racconta così il fascino che il nostro satellite esercita da sempre sugli esseri umani, immaginando di poterla quasi toccare, e di salirci con una semplice scala a pioli. A quasi 50 anni dal primo sbarco lunare dell’uomo, nel 1969, con la missione “Apollo 11”, la Nasa – in attesa di mandare nuovamente astronauti sulle sue sabbie seleniche, e magari d’installarvi la prima colonia umana – invita chiunque voglia avvicinarsi al nostro satellite, con telescopi al posto della scala del racconto di Calvino, a partecipare, il 19 settembre, alla Notte internazionale dedicata all’osservazione della Luna.

Organizzata dall’agenzia spaziale Usa insieme a enti di ricerca, associazioni, scienziati ed educatori, l’International Observe the Moon Night (InOMN) cade quest’anno una settimana prima dell’eclissi di superluna, prevista il 28 settembre. Numerosi gli appuntamenti in programma anche in Italia, dove l’Unione astrofili italiani (Uai) invita per l’occasione a organizzare dei “Moonwatch party”. Un calendario degli eventi è consultabile sul sito della Reteastrofili. Nel corso della serata osservativa è possibile approfondire le proprie conoscenze sulla genesi della Luna e il suo ruolo nel Sistema solare, sulle missioni spaziali che l’hanno in passato coinvolta e su quelle in programma per il futuro.

La Luna sta, infatti, tornando protagonista di una nuova competizione tra le principali agenzie spaziali del Pianeta, con i Paesi asiatici in cima alla lista di coloro che sognano un “allunaggio”. Su tutti la Cina, che progetta un’ambiziosa missione: sbarcare, entro il 2020, per la prima volta sul lato oscuro della Luna, con il rover “Chang’e-4”. A dare l’annuncio, nel corso di un convegno a Pechino dedicato all’esplorazione dello spazio, Zou Yongliao, dell’Accademia cinese delle scienze. La superficie del “Dark side of the moon” è diversa rispetto al lato illuminato. Non ha, ad esempio i grandi “mari”, come quello della Tranquillità, scenario dei primi rimbalzi umani di Neil Armstrong e Buzz Aldrin, e presenta più crateri da impatto. Uno degli obiettivi scientifici della futura missione cinese sarà valutare la possibile installazione sulla faccia lunare nascosta di radiotelescopi, per ascoltare i suoni del cosmo al riparo dalle interferenze terrestri. Ma la Cina ha da tempo puntato sul nostro satellite non solo per ragioni scientifiche. Il gigante asiatico vorrebbe, infatti, mettere le mani sulle preziose riserve minerarie delle “terre rare”, elementi chimici indispensabili per dispositivi come smartphone e tablet.

In attesa di un prossimo sbarco sulla Luna, il nostro satellite continua, intanto, a essere oggetto di studio da parte di astronomi e planetologi. Molte ricerche, ad esempio, si concentrano sul passato geologico lunare, a caccia di preziose informazioni sull’origine della vita sulla Terra, di cui la Luna faceva un tempo parte prima di separarsi, secondo le teorie più accreditate, in seguito all’impatto con un corpo celeste di dimensioni quasi confrontabili alla Terra. Uno studio del Mit (Massachusetts institute of technology) di Boston, appena pubblicato sulle Geophysical Research Letters, analizza, ad esempio, gli ultimi dati raccolti dalla missione Grail (Gravity recovery and interior laboratory) della Nasa.

Le due sonde gemelle dell’agenzia spaziale Usa hanno realizzato una dettagliata mappa gravitazionale lunare, in particolare di 1200 crateri presenti proprio sulla faccia nascosta della Luna. Grazie a queste indagini, i ricercatori americani hanno così potuto individuare le cicatrici lasciate dal bombardamento di piccoli asteroidi che 4 miliardi di anni fa – 600 milioni di anni dopo la formazione della Terra – hanno colpito gli strati superiori della crosta del satellite.

“Lo studio – spiega Jason Soderblom, uno degli autori – è di fondamentale importanza per capire come funziona l’ingresso dell’acqua nel sottosuolo. Sulla Terra pensiamo, infatti, che la vita possa essersi sviluppata nel sottosuolo, e questo è uno dei meccanismi primari per creare sacche e spazi vuoti. La Luna – conclude lo scienziato del Mit – è davvero un luogo ideale per studiare questo tipo di processi”.