“Uno strappo di democrazia”. Maurizio Landini, segretario della Fiom Cgil, non usa mezzi termini per descrivere la riforma dello statuto della confederazione, che ritocca anche l’elezione del segretario generale. La decisione è stata presa al termine della conferenza di organizzazione, la due giorni di confronto interno partecipata da 912 tra delegati e dirigenti del sindacato, riuniti all’Auditorium della musica a Roma. Il consesso ha stabilito che i segretari delle varie categorie, e quindi anche della Cgil in toto, d’ora in poi saranno eletti non più dal comitato direttivo, bensì da un nuovo organismo, l’assemblea generale. Questa sarà composta nella sua maggior parte da delegati dei luoghi di lavoro e delle leghe Spi, il sindacato dei pensionati. Di conseguenza, ci sarà un allargamento rispetto agli attuali numeri e un’apertura a nuovi volti, provenienti direttamente dalle fabbriche. Questa svolta ha fatto parlare Susanna Camusso, segretario generale Cgil, di una “riduzione della burocratizzazione e della verticalizzazione della nostra organizzazione”, indicata come “il segno del cambiamento”.

Il documento è passato con 587 voti a favore, 151 contrari e 8 astenuti. In prima fila sul fronte del no, si è schierata la Fiom di Maurizio Landini che, già a maggio quando il comitato direttivo aveva partorito il documento, aveva parlato di “un’occasione mancata” e “una presa in giro”. E le motivazioni sono esattamente opposte rispetto a quelle della Camusso: per il leader dei metalmeccanici, la riforma non è un’apertura di democrazia, ma una chiusura. “Se si vuole fare passare l’idea che un gruppo dirigente ristretto decide per tutti perché così è più democratico, è una cosa sbagliata”, spiega Landini a ilfattoquotidiano.it.

La manovra attuata durante la conferenza organizzativa, secondo il leader Fiom, è un errore nel metodo e nel merito. Nel metodo, perché la riforma dello statuto, la “costituzione” della Cgil, è stata votata da poco più di 700 persone su 5,6 milioni di iscritti. Nel merito, poi, spiega le novità con un esempio: “Nella mia categoria il comitato centrale della Fiom è fatto da 181 persone di cui il 35-40% sono già delegati di produzione. Con le nuove regole, l’assemblea generale arriverà a circa 200 persone, di cui la maggioranza dovranno essere delegati. Ce ne sarà qualcuno in più, ma sarà un finto cambiamento, non cambia niente. Questa storia che stiamo allargando la partecipazione secondo me è raccontare delle balle”. E da questo ragionamento parte la proposta dell’area Democrazia e lavoro, alla quale appartiene Landini: “Il vero cambiamento sarebbe scegliere il segretario consultando i 5,6 milioni di iscritti, o almeno i delegati di fabbrica. Solo nella Fiom, ne contiamo 20-25mila, in tutta la Cgil arriviamo a centinaia di migliaia di persone”.

L’esigenza di una maggiore democrazia all’interno del sindacato, d’altra parte, è stata tema di diversi interventi durante la conferenza di organizzazione. Il ragionamento partiva anche da un dato numerico: negli ultimi due anni, la Cgil ha perso terreno in termini di iscritti. Nel 2014, la confederazione ha registrato una perdita di circa 70mila tessere. L’anno precedente, il calo si attestava a quota 26mila unità. “Abbiamo bisogno di coinvolgere tutte le persone che hanno bisogno di lavorare in tutte le forme possibili”, afferma il leader Fiom. Anche perché il sindacato è continuamente sotto pressione, come dimostra anche l’ultimo affondo del premier Matteo Renzi, legato alla vicenda dei lavoratori del Colosseo: “Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia”. “Il presidente del Consiglio ha detto una scemenza – replica il segretario dei metalmeccanici Cgil – Mentre lui è andato a vedere una finale di tennis su un volo di Stato, pagato coi nostri soldi, i lavoratori hanno fatto un’assemblea, che è un diritto di chi lavora, fornendo un preavviso di due giorni, e l’hanno fatta perché da mesi hanno problemi con gli stipendi”.