Sulle pagine ingiallite dal tempo sono scritte a inchiostro le loro ultime volontà. Ma a redarli, a volte di proprio pugno, non sono stati cittadini italiani qualsiasi. La mostra intitolata “Io qui sottoscritto”, aperta al pubblico dal 18 settembre al 18 ottobre, nella Sala del Fuoco del palazzo comunale di Modena, e organizzata nell’ambito del Festival della Filosofia, infatti, espone i testamenti di alcuni dei più celebri personaggi della storia del paese. Politici, filosofi, scrittori, persino Papi. Volti e nomi che provengono direttamente dai libri di testo, esposti attraverso i documenti che immortalano le loro ultime volontà.

Da Camillo Benso Conte di Cavour a Giuseppe Garibaldi, dai politici Alcide De Gasperi e Enrico De Nicola ai protagonisti delle lettere come Alessandro Manzoni, Gabriele D’Annunzio, Gioachino Belli, Giovanni Verga, Giovanni Pascoli, Grazia Deledda e Luigi Pirandello. E poi i papi Giovanni XXIII e Paolo VI, il maestro Giuseppe Verdi, l’imprenditore Giovanni Agnelli senior e lo scienziato Guglielmo Marconi.

“In pratica – spiegano gli organizzatori della mostra, curata dal Consiglio nazionale del notariato, che rappresenta la totalità dei notai presenti sul territorio nazionale – è un viaggio nella storia d’Italia attraverso i testamenti, gli atti di eredità per eccellenza, che non sono solo il luogo giuridico in cui l’individuo attribuisce liberamente un patrimonio a dei beneficiari, ma anche crocevia del tempo, un’anticipazione che, dal punto di osservazione di un futuro a cui i mortali non possono sfuggire, dispone lasciti di portata più generale”. Che nel caso delle personalità che giocarono un ruolo di primo piano nella storia dell’Italia, rappresentano anche eredità morali che hanno avuto effetti pubblici e duraturi sulle loro comunità di riferimento.

In esposizione, ad esempio, ci sono le ultime volontà dell’imprenditore Enzo Ferrari, padre del Cavallino italiano, datato 1 gennaio 1984: “Con il presente revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria. Istituisco erede universale i tutti i miei beni mio figlio Piero  Ferrari”. E poi ci sono le parole dell’editore Angelo Fortunato Formiggini, fondatore dell’omonima casa editrice, ebreo ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, dei fascisti e dei nazisti, e delle leggi razziali, che si tolse la vita lanciandosi nel vuoto dalla cima della Ghirlandina. La lettera è destinata alla figlia, e datata 29 novembre 1938: “Viaggio triste ieri, per averti lasciato per sempre”. Garibaldi, a Caprera, il 2 luglio del 1881, un anno prima di morire, invece, nel suo scritto domandò di essere cremato “vestito con camicia rossa, volto scoperto e piedi all’asta”: “Molta legna per il rogo. G. Garibaldi”.

Ancora, Luigi Pirandello, nell’esprimere le sue ultime volontà, scrive quasi una poesia. “Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti né amici. Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia lasciato disperdere, perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me”. E poi c’è Giorgio Ambrosoli, assassinato a Milano a colpi di 357 Magnum da un sicario del banchiere siciliano Michele Sindona per le sue indagini sulla Banca Privata Italiana, che scrive alla moglie Anna: “È indubbio che pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese”. Un viaggio quindi, non solo storico ma anche didattico, che ripercorre secoli e personalità. “Attraverso la raccolta dei testamenti, sia originali, sia riproduzioni l’esposizione intende documentare i grandi valori di umanità trasmessi da alcune insigni personalità che si sono distinte dall’Unificazione a oggi, e che hanno promosso l’ingegno italiano nel mondo”.