Telegiornali e massmedia vari, specie in Italia, sono concentratissimi sulla massiccia ondata di migrazioni che sta pressando l’Europa. Lungi da me entrare nel merito della questione pro e contro immigrazione. Senza dubbio però credo che se sta avvenendo una cosa del genere, questa sia prodotta da una profonda sofferenza e un profondo disagio. Chi si sposta così ha bisogno seriamente di aiuto.

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Ho pensato di parlarne poiché il Brasile (e il Sudamerica in generale) possono fungere da esempio di cosa potrebbe accadere in un prossimo futuro, anche se con percorsi e modalità diverse. Purtroppo, che ci piaccia o meno, la popolazione europea è destinata ad aumentare. Se l’aumento sarà considerevole, ma soprattutto se non si sarà in grado di gestire la situazione di fame, disperazione, mancanza di lavoro, mancanza di educazione e obbiettivi, si assisterà allo sviluppo di slums e favelas di ogni tipo.

Già sta avvenendo da qualche anno nelle periferie di alcune grandi città, come per esempio Parigi, dove si sviluppano tendopoli e baraccopoli. Il fenomeno si sta estendendo alle campagne e ai piccoli centri. I nuovi arrivati, se non sono aiutati (e di sicuro non sarà facile farlo), finiranno per fare esattamente come è avvenuto in Brasile nella seconda metà del secolo scorso: si arrangeranno con sistemazioni di fortuna. Prima tende, poi baracche di legno e lamiera e poi muratura di bassa qualità. Si saranno formate delle favelas, abitate per lo più da gente senza lavoro e spesso con pochissima cultura e scolarità che andrà ad affollare le file degli sfruttati, sia nel lavoro sommerso che nella criminalità. Per dirla tutta, sarà molto difficile.

Potrebbe addirittura succedere che le polizie europee debbano andare ad addestrarsi in Sudamerica dagli istruttori dei più bastardi battaglioni di polizia d’assalto. Gente che uccide un giorno sì e l’altro di più. Sono quelli che secondo alcuni saranno il pilastro del futuro. Secondo me sono il palesarsi del fallimento di alcune politiche della cultura occidentale. Nelle favelas brasiliane mettono la polizia nei territori dei narcos e la chiamano “pace armata”.

A Rio quello che non riesce a fare la polizia, perché non ne ha voglia o ha paura o è corrotta o non ha proprio i mezzi, lo fa la “Milicia”: un’accozzaglia di professionisti della morte, ex poliziotti, ex-paracadutisti, militari, vigili del fuoco, tutti addestratissimi, che tengono “pulite” le zone dove c’è troppo casino e si occupano di “controllare” privatamente il territorio. Perché lo fanno? Per esempio perché hanno le mani su alcuni appalti, come il gas e altre forniture, ma possono esserci molti altri motivi legati al denaro e al potere. Sarebbe lungo da spiegare poiché servizi urbani, polizia, narcos, milicia e altri figuri sono tutti mischiati nella gestione di qualsiasi cosa.

Per avere invece protezione privata diretta ci sono i “battaglioni della morte”, altri professionisti un po’ meno scrupolosi che ammazzano qualsiasi cosa possa dare fastidio a commercianti e cittadini che hanno pagato per il servizio. Possono fare fuori ladruncoli, cracudos, rompiscatole assortiti, che siano adulti o bambini non fa alcuna differenza. Le zone turistiche delle città brasiliane non sono così pericolose poiché tutto quanto descritto sopra avviene per lo più nelle foschie tropicali degli slum e delle periferie.

Ebbene, potrei sbagliarmi per carità, ma la mia sensazione è che se non si farà qualcosa di concreto, oltre che gestire l’emergenza, sul piano della cultura e dell’educazione, proprio sugli stessi migranti, potrebbero profilarsi scenari di questo tipo anche in Europa. Ovvero non si tratta di delinquenza organizzata o di microdelinquenza, ma proprio dell’instaurarsi di “città nelle città” proprio come è avvenuto in Brasile e in Argentina. In questi Paesi oggi qualcuno sta tentando di andare oltre il problema di ordine pubblico e di affrontare la situazione da un punto di vista culturale, umano ed educativo, anche se la violenza e la disperazione sono in aumento. Si tratta di veri e propri “mondi a parte”, con le loro regole, i loro capi e i loro servi. Mondi che però hanno una relazione osmotica con il resto della società tramite la violenza e la corruzione.

In Italia, e in Europa in generale, fino ad ora un’ipotesi del genere è sempre parsa remota oppure possibile solo se relegata nelle periferie di qualche metropoli del Sud, o forse del Centro Italia. Forse non è più così.