Nuova multa all’Italia per un caso di mancato recupero di aiuti di Stato. Stavolta nel mirino della Corte di Giustizia europea sono finiti sgravi fiscali concessi a un gruppo di imprese venete tra cui il 5 stelle hotel Cipriani di Venezia. I giudici del Lussemburgo hanno condannato la Penisola a pagare 30 milioni di euro subito più una penalità di 12 milioni per ogni ulteriore semestre di ritardo da oggi a quando l’intera somma sarà stata restituita.

Gli aiuti dichiarati “incompatibili con il mercato comune” consistono nella decontribuzione e negli sgravi da oneri sociali concessi tra il 1995 e il 1997 a 1.645 società di Venezia e Chioggia per 38 milioni di euro l’anno, pari a 114 milioni complessivi. Le riduzioni vennero date per la “peculiare localizzazione” di tutte le imprese, indipendentemente dalle loro singole caratteristiche: aiuti a pioggia, insomma, finiti sia – in modo legittimo – alla municipalizzata dei trasporti sia a consorzi di servizi e grandi alberghi storici, come appunto il Cipriani.

Nel 1999 la Commissione aveva sancito che le riduzioni costituivano aiuti di Stato illegittimi, imponendo a Roma il recupero dai beneficiari. La Penisola ha presentato molti ricorsi, tutti respinti, fino a quando nel 2011 è stata comunicata una sentenza di inadempimento. Nonostante la quale nulla si è mosso. “Avendo constatato che, malgrado la sentenza per inadempimento pronunciata dalla Corte nel 2011, l’Italia non ha tuttora recuperato l’insieme degli aiuti e ha persino sospeso il recupero di alcuni di essi, la Commissione ha proposto un nuovo ricorso per inadempimento contro l’Italia”, si legge in una nota. Ricorso accolto dalla Corte Ue, secondo la quale “l’Italia è nuovamente venuta meno all’obbligo di recupero ad essa incombente”, visto che “alla data del 21 gennaio 2013, scadenza del termine stabilito dalla Commissione nella lettera di diffida inviata all’Italia, gli aiuti non erano stati ancora recuperati integralmente”.

I giudici hanno bocciato tutte le giustificazioni addotte dall’Italia e, a fronte di 38 milioni di aiuti ancora da recuperare (33, secondo l’Italia), hanno quindi deciso di imporre la multa di 30 milioni. Ed hanno anche “giudicato opportuno stabilire una penalità di 12 milioni di euro per semestre di ritardo nell’esecuzione della sentenza”. La Corte infatti osserva che “l’Italia è già stata oggetto di numerose sentenze per inadempimento a causa del recupero tardivo di aiuti illegittimi ed incompatibili” e la multa da 30 milioni è necessaria come “misura dissuasiva” allo scopo di garantire “l’effettiva prevenzione della reiterazione futura di analoghe violazioni del diritto dell’Unione europea”.