Graduates in Cap and Gown

Settembre è un mese vivace per una città in cui l’università ha un ruolo primario: le strade si animano di studenti che ritornano e di nuovi visi, nuove voci che scuotono il nostro provincialismo (e portano linfa concreta all’economia locale). Fra poco, esauriti gli ultimi appelli, si comincia di nuovo. Incontrerò una settantina di studenti di varie nazioni per la laurea magistrale e circa 150 matricole con cui sarò a stretto contatto fino a Natale.

Due belle settimane al mare me le sono concesse, anche se il lavoro riesce a inseguirti anche lì. Spero che un po’ di riposo se lo siano goduto anche gli studenti che in questi giorni sostengono gli ultimi appelli; ma spero che abbiano studiato e finalmente si liberino degli esami di quest’anno accademico. Finisce anche la maggior parte dei convegni: si rientra col conforto che – nonostante i finanziamenti ridotti, il futuro incerto e il disfattismo diffuso – ci sono tanti giovani bravissimi che garantiscono il progresso scientifico della nazione.

Pian piano, con un faticoso slalom burocratico, arrivano gli studenti stranieri dei corsi internazionali. Per alcuni di loro è la prima esperienza in uno stato occidentale, con reazioni diverse: i cinesi generalmente preparati e disciplinati, ma inizialmente poco comunicativi, gli africani spesso disorientati e timidi, le ragazze iraniane fiere di sfoggiare chiome nascoste in patria.

Anche molte matricole italiane, però, vanno incontro a un’esperienza sociale nuova: la maggior parte dei fuori sede proviene da paesi e cittadine e, anche se Bologna non è certo una metropoli, il loro ritmo di vita sta per cambiare. Molti di quelli che oggi girano fra le bacheche alla ricerca di un posto letto, magari accompagnati da un genitore, presto si troveranno a vivere lontano dalla famiglia per la prima volta.

La scelta del corso di studio ormai è fatta. Per molti c’è stato un test d’ingresso. Alcuni si saranno visti appioppare l’Obbligo Formativo Aggiuntivo, talvolta per la pigrizia di un mancato ripasso; tante volte, purtroppo, per vere carenze. A questo proposito è amaro vedere che la maggioranza degli studenti con questo debito non frequentano i corsi di recupero che organizziamo (e paghiamo) per loro; ogni anno abbiamo la deprimente evidenza di quello che più che ottimismo finisce per essere presunzione.

Intendiamoci: anche chi ha superato il test d’ingresso deve prepararsi a un nuovo ambiente di studio e a un cambio di mentalità. Ciò che si è imparato alle superiori è sicuramente valido e tornerà utile; tuttavia bisogna avere il coraggio di fare tabula rasa e di sedersi a lezione con la massima apertura mentale. Anche se c’è sovrapposizione, alle volte molto ampia, con quanto si è studiato pochi mesi prima, l’impostazione e l’obiettivo sono diversi. Diciamolo chiaro e tondo: bisogna cambiare il proprio modo di pensare, cosa che non riesce facile soprattutto quando si tratta di argomenti che si conoscono già bene. Con sorpresa di molti nostri studenti, siamo quasi sempre più preoccupati delle conoscenze di base – spesso affrontate nei primi anni delle superiori – che delle nozioni sofisticate portate all’esame di stato. Così preferirei che i miei studenti sapessero davvero che cos’è una funzione polinomiale, riconoscessero come vera la disuguaglianza 3≤5, ma ignorassero il determinante di una matrice, che tanto insegnerò io in dettaglio. Conosco bene i vincoli dei colleghi della scuola secondaria; ne discuto con loro spesso e con serenità, almeno quando non sconfino dalla matematica. Anche la comprensione del testo e la costruzione del discorso sono fondamentali, però; una volta mi sono permesso di chiedere a un’amica, che insegna Lettere in un istituto professionale, se oltre a commentare poesie i suoi studenti sapessero scrivere le istruzioni d’uso di un frullatore; la reazione fu colorita…

L‘università assorbe molto, qualche volta con conseguenze preoccupanti. Perciò è importante conservare un contatto con il mondo esterno: interessi culturali, politici, musicali, di ogni tipo. Per i fuori sede può essere un’occasione per inaugurare una nuova fase. Le città universitarie, anche una cara come Bologna, a cercar bene offrono proposte economiche in particolare per lo sport. Consiglio soprattutto un’attività fisica, che sia sport, arte marziale o altro: disintossica dallo studio e contribuisce all’armonia del corpo e dello spirito. In fondo certi precetti concepiti per il Kung Fu sono validissimi anche per lo studio universitario!