Giuseppe Castiglione 675Giuseppe Castiglione dovrebbe essere riconvocato dalla commissione parlamentare di inchiesta sull’assistenza agli immigrati presieduta da Gennaro Migliore perché non ha detto tutta la verità sui suoi rapporti con Luca Odevaine e La Cascina. Una commissione che dispone dei poteri di indagine della magistratura e investe soldi e risorse pubbliche ha senso solo se cerca la verità senza offrire comode passerelle.

La commissione ha acquisito il verbale dell’interrogatorio di Odevaine davanti ai pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli dell’11 luglio (è possibile leggerlo su ilfattoquotidiano.it) e basta confrontarlo con le dichiarazioni di Castiglione per scoprire la reticenza del sottosegretario. Odevaine racconta di essere stato portato da Castiglione (soggetto attuatore delegato a gestire l’assegnazione dell’appalto del Cara di Mineo nel 2011) a pranzo con Salvo Calì, presidente del consorzio Sisifo, la coop rossa che poi vincerà la gara con La Cascina: “Arrivare la prima volta a Catania e trovarmi Castiglione che era il soggetto attuatore già con un imprenditore (Calì, ndr) insomma la cosa non mi è sembrata molto corretta”.

Il 24 giugno scorso convocato in commissione, Castiglione svicola alla domanda di Vega Colonnese del M5S e dimentica il terzo partecipante al pranzo che tutti cercavano da mesi. “Quando Odevaine è venuto per la prima volta l’avrò anche potuto invitare a pranzo” ma aggiungeva “nessuno avrebbe mai potuto pensare di individuare un soggetto che poi avrebbe dovuto gestire le attività”. Odevaine ha raccontato una storia diversa e ha parlato anche di un incontro al bar Ciampini con Castiglione e il capo della Cascina Salvatore Menolascina e poi di un altro incontro al ministero con Castiglione e con i manager de La Cascina separatamente. “Non ricordo l’incontro al bar con Odevaine – dice il sottosegretario al Fatto – e non ho mai visto Menolascina al ministero”.

La commissione ha il coraggio di fare queste domande? Altrimenti non è un’inchiesta ma solo un’‘ammuina’.

il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2015