Patrizia Moretti non diffamò il segretario nazionale del sindacato di Polizia del Coisp definendolo “stalker”. Il gip Silvia Marini ha respinto l’opposizione all’archiviazione, già avanzata ad agosto dal pm, della posizione di Franco Maccari. La madre di Federico Aldrovandi, pur essendosi lasciata andare a una definizione “potenzialmente diffamatoria”, ha esercitato il suo diritto di critica. Secondo una “consolidata giurisprudenza di legittimità e di merito”, fa notare nelle sue motivazioni il giudice, la diffusione a mezzo stampa, “potenzialmente diffamatoria”, è scriminata dall’esercizio del diritto di critica “quando la notizia sia vera, si connoti di pubblico interesse e di continenza formale, non trasmodando la comunicazione in attacchi personali”. Quanto al rispetto della verità del fatto, secondo il tribunale di Ferrara “non si può pretendere che la critica sia rigorosamente obiettiva ed asettica”. Qui il limite risiede “essenzialmente nel rispetto della dignità altrui”.

Maccari aveva querelato la Moretti dopo un’intervista al sito Contropiano.org rilasciata il 3 luglio 2014 sulle reazioni al sequestro dei beni dei poliziotti condannati. Nel rispondere al cronista la donna definì il rappresentante del Coisp “uno stalker”. “Non scendo a indagare le motivazioni dei suoi assurdi comportamenti – proseguiva -. Penso sia un vero torturatore morale, che non ha mai avuto scrupoli nei confronti della mia famiglia. Com’è possibile che una persona così rappresenti qualcuno di onesto? Forse rappresenta le persone come lui”.

Quelle dichiarazioni – sottolinea il gip – avevano ad oggetto “un fatto di attuale rilievo pubblico”, inserito in un dibattito “dai toni sempre particolarmente conflittuali ed accesi”. In quest’ottica il tribunale ricorda che lo stesso Maccari aveva accusato la madre di Aldrovandi di “trincerarsi dietro il dolore del lutto per infierire sugli altri senza argomentazioni valide”, di “spargere veleno a profusione sul Coisp”, di “sparare a zero senza controllo basandosi su argomentazioni fasulle” e di combattere una campagna politica contro la Polizia. Maccari si spinse anche oltre “offendendo la memoria del figlio definendolo drogofilo”. Si arriva quindi all’acme dello scontro, con il sit.in del Coisp in centro a Ferrara, di fianco al municipio dove lavora la Moretti.

Per queste ragioni il giudice ritiene la Moretti, “oggetto di attacchi indirizzati alla sua persona e non espressi nell’esercizio della critica sindacale” (Maccari, ricorda il tribunale, “non si è limitato alla difesa degli agenti, ma ha trasbordato pesantemente offendendo senza che ve ne fosse motivo Patrizia Moretti definita una falsa ed una strumentalizzatrice per fini politici”), non passibile di querela “pur utilizzando nel suo intervento espressioni e toni forti, ma rispettosi del limite della continenza, perché non volgari, né gratuiti, né contenenti attacchi personali”. Le espressioni potenzialmente diffamatorie si inquadrano quindi come “reazione difensiva del soggetto ingiustamente attaccato”.