“Erdogan sta portando il Paese verso una guerra civile, stiamo andando verso questa direzione. Il Presidente sta buttando benzina sul fuoco. Ancora i turchi non sono così matti ma ho paura che possa scoppiare un incendio difficile da spegnere”. A parlare è Can Dundar, direttore del principale giornale di opposizione in Turchia, Cumhuriyet, l’unico organo di stampa turco a pubblicare le vignette di Charlie Hebdo quando uscì il primo numero dopo gli attentati di Parigi. L’incontro si svolge nella redazione del suo giornale, al quinto piano di un palazzo nel quartiere di Sisli, a Istanbul.

“Erdogan ha creato questa situazione caotica. Ora, però, mi sembra gli sia sfuggita di mano”, spiega a IlFattoQuotidiano.it. Non ha dubbi Can Dundar, sul momento storico che sta attraversando il suo Paese. Si ferma, sorseggia un bicchiere di acqua e riprende il filo del suo discorso: “All’inizio, riprendendo lo scontro con il PKK, voleva recuperare i voti dei nazionalisti persi alle ultime elezioni. Ma non penso che questa strategia abbia funzionato. Sta mettendo tutto il Paese in pericolo per poter riprendere il potere alle prossime elezioni”.

Secondo il giornalista, Erdogan non indietreggerà di un passo, finché non raggiungerà il suo obiettivo: far avere al suo partito, l’Akp, la maggioranza assoluta in Parlamento. “Sta cercando di sopravvivere, vuole che il suo status politico rimanga inalterato. Ma le ultime elezioni hanno dimostrato che non è possibile sopravvivere. Ha perso molti voti. Non ha voluto accettare il risultato delle urne ed ha strumentalizzato il tema dei curdi per il raggiungimento dei suoi obiettivi personali”.

Le ritorsioni contro i giornali che pubblicano materiale sgradito al governo sono una costante, così come i blitz delle forze dell’ordine nelle redazioni. La censura nel Paese è molto forte ed il governo controlla i media in modi diversi. “Negli ultimi anni la situazione è peggiorata. Erdogan non accetta nessuna critica contro la sua persona”, spiega Dundar, che poi aggiunge: “Erdogan spesso chiama, anche di persona, i proprietari di alcuni giornali per dettare la linea editoriale oppure per far licenziare qualcuno e mettere una persona di fiducia al suo posto. Io, ad esempio, sono stato licenziato per quello che ho scritto in passato. Cambia gli azionisti dei giornali e delle televisioni. Gestisce il sistema mediatico, a suo piacimento. Chi non ubbidisce, viene tagliato fuori”.

La censura in Turchia è un argomento che Dundar conosce molto bene, anche personalmente: “Il presidente minaccia i giornalisti: se qualcosa che viene pubblicata non gli piace, li porta in tribunale. Direttamente o indirettamente, ho subìto qualsiasi tipo di censura. Ma una cosa è certa: porterò avanti il mio lavoro, nell’unico modo che conosco, quello di informare sempre i cittadini.” Alla domanda se Erdogan utilizzi metodi diversi con la stampa estera, la risposta è lapidaria : “Il presidente non fa nessuna differenza: odia allo stesso modo tutti i giornalisti, sia turchi che quelli stranieri”.

Il primo novembre i turchi tornano alle urne e Dundar non sembra avere molti dubbi: “Erdogan non ce la farà a raggiungere il suo obiettivo. Considerati anche gli ultimi sondaggi, non penso avrà la maggioranza. Il partito filo-curdo HDP, al massimo, perderà, uno o due punti di percentuale, non di più”. Ma cosa farà Erdogan se le prossime elezioni daranno lo stesso risultato delle ultime? “Non farà nessun passo indietro. Non lo ha mai fatto. Se perde le prossime elezioni, proverà ancora, finché non le vincerà. Non accetterà mai di non avere la maggioranza in Parlamento e non accetterà di fare nessuna coalizione con altri partiti. Si deve difendere anche dai processi, ha dei fascicoli che lo potrebbero incastrare, non vuole andare in tribunale. Utilizzerà la politica come scudo”.

Ma se Erdogan ha le sue colpe, il PKK non è esente da responsabilità: “Stanno facendo il gioco di Erdogan. Non è importante chi abbia iniziato gli scontri, anche loro stanno alzando il livello di violenza nel Paese. Bisognerebbe avviare un processo di pace, invece si va nella direzione opposta. Il PKK, da parte sua, non fa altro che ripetere che la loro è una reazione agli attacchi del governo. Ma uccidere soldati e poliziotti non aiuta di certo a migliorare la situazione.”

In questo contesto, anche l’HDP sta facendo molti errori politici, aggiunge Dundar “il partito filo curdo ha portato il PKK dalle montagne fino ai palazzi della politica. Sono la parte legale del PKK. La loro situazione non è facile perché si trovano tra il governo e il PKK. Ma devono utilizzare un approccio politico responsabile e maturo per risolvere il problema”. Poi lancia un monito: “L’unica possibilità per la Turchia per evitare una guerra civile è quella di riportare la politica in Parlamento, e non di uccidersi al di fuori. L’HDP, quando necessario, deve prendere le distanze dal PKK, altrimenti rischia di identificarsi totalmente con loro, mentre sono, almeno sulla carta, due cose diverse”.

Cumhuriyet ha pubblicato qualche giorno prima delle ultime elezioni foto e documenti che dimostrerebbero la complicità del governo turco con gruppi jihadisti siriani, pubblicazioni che hanno avuto eco anche a livello internazionale. Lo scoop non è piaciuto al presidente che ha presentato un esposto in procura contro Dundar, accusandolo di “partecipare ad azioni criminali insieme a membri delle organizzazioni parallele, con la pubblicazione di video e informazioni falsi consegnategli da organizzazioni parallele”: “Il rapporto tra il governo e l’Isis è di amore e odio. Entrambi vorrebbero far cadere Assad (presidente siriano, ndr). Erdogan, come dimostrano anche le inchieste che ho pubblicato, ha aiutato inizialmente le milizie jihadiste in Siria, fornendogli le armi. E li hanno fatti passare anche attraverso il territorio turco. Ma quando poi gli Stati Uniti hanno bacchettato Erdogan, allora lui ha fatto, almeno formalmente, passi indietro. Ora la Turchia bombarda l’Isis, ma l’Isis sta utilizzando le armi che gli abbiamo dato noi. E’ una situazione paradossale”.

Il direttore del quotidiano non esclude che il suo lavoro abbia in qualche modo influenzato l’opinione pubblica: “Non so se con le nostre inchieste abbiamo in qualche modo contribuito al risultato
delle ultime elezioni; quello che so con certezza è che lo rifarei: bisogna aumentare la consapevolezza dei cittadini. Devono sapere quello che il governo gli nasconde“. E’ molto sereno, sorride ed esterna sicurezza: “Non ho paura delle minacce. Faccio solo il mio mestiere. Fare il giornalista in Turchia non è facile, è pericoloso,ma ormai ci ho fatto l’abitudine”. Cumhuriyet ha altro
materiale delicato da divulgar? “Non posso dirti se ce l’ ho, ma una cosa è certa: se avessi informazioni importanti, le pubblicherei”.

E riguardo al tema dei rifugiati, non manca una velata critica nei confronti dell’Europa: “Stiamo ospitando due milioni di persone in Turchia, il Paese sta facendo del suo meglio. Non so quanto ancora la situazione  sarà gestibile nel prossimo futuro. Non possiamo rimanere soli ad affrontare questo fenomeno. Il numero è enorme,
nessun Paese in Europa ospita così tante persone”.

Nel frattempo la tensione sale anche ad Istanbul, tra i cittadini ci si domanda se potranno esserci altri attentati, magari vicino alle elezioni. Can Dundar non lo esclude: “Non si può dire che Istanbul sia al sicuro. Questo è un Paese: se c’è un pericolo, ogni posto è in pericolo. Non si può distinguere Istanbul da Diyarbakir. Ogni luogo, oggi, è a rischio”.