Con una legge che interviene sul mondo dei lavoratori temporanei, i cosiddetti “haken”, approvata lo scorso 11 settembre, il governo giapponese prova a ridare slancio alla propria politica economica in un momento di difficoltà per l’economia del Paese. Quella del governo Abe è una delle più importanti riforme del mercato del lavoro giapponese da 30 anni a questa parte. Secondo la nuova legge i lavoratori “a contratto” potranno lavorare per la stessa azienda fino a un massimo di 3 anni. L’idea è quella di aumentare l’esperienza e la specializzazione dei singoli lavoratori, proteggendo il posto dei lavoratori a tempo indeterminato.

Ma per i critici è un disco verde alla precarietà diffusa in un paese molto legato alla tradizione del posto di lavoro a vita. La riforma del mercato del lavoro è una delle riforme strutturali che il governo di Tokyo punta a realizzare per risollevare l’economia nazionale dopo 20 anni di stagnazione. Con l’obiettivo di attrarre nuovi investimenti e rendere più competitivo il mercato del lavoro, l’amministrazione Abe ha già approvato misure per favorire un maggiore ingresso delle donne in posizioni manageriali nelle aziende nazionali e rivisto i requisiti sull’immigrazione per attrarre lavoratori altamente qualificati come tecnici e ricercatori.

Ma gli economisti non sono convinti dagli sforzi di Abe. Nel trimestre aprile-giugno il Pil giapponese si è contratto dell’1,6 per cento a causa di un rallentamento dell’export e del consumo interno, mentre l’inflazione è tornata a livello zero. Lo stesso premio Nobel Paul Krugman ha detto la scorsa settimana di essere “molto, molto” preoccupato dall’economia giapponese.  La nuova legge istituisce un limite massimo d’impiego di tre anni nella stessa azienda e abolisce le categorie di lavoratori specializzati — 26 in totale, tra cui interpreti e sviluppatori di software — che potevano essere assunti per un altro periodo con un nuovo contratto a tempo determinato.  Per la maggioranza e per il governo, il provvedimento “Apre la strada verso l’impiego a tempo indeterminato ed è un sostanziale miglioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori temporanei” che cambiando posto di lavoro avrebbero la possibilità di fare nuove esperienze  e acquisire nuove capacità. Anche le aziende hanno espresso soddisfazione per una legge che “permette di competere su scala globale”.

Chi si oppone al provvedimento sono soprattutto i lavoratori e i partiti di opposizione. Oltre ad abolire le 26 categorie speciali, la riforma abolisce  l’obbligo per le aziende di “regolarizzare” dopo tre anni la mansione svolta da un lavoratore a tempo determinato o da un apprendista. La stessa mansione potrà essere ora svolta senza limite di tempo dai lavoratori a tempo determinato che in Giappone comprendono anche tirocinanti e apprendisti. Per le opposizioni quella che il governo intende creare con la riforma è “la società del posto fisso zero”. Oggi gli haken sono solo 1,2 milioni di persone, ma il numero è destinato a crescere nei prossimi anni. Oltre il 20 per cento dei lavoratori giapponesi sono infatti ultra-sessantenni e prossimi alla pensione.

di Marco Zappa