A guardare la prima settimana il 2015-2016 sembra una “stagione-bis”. Su Rai1 Tale e Quale e Ti lascio una canzone, su Canale5 Tu sì que vales e Il Segreto, con i suoi 3,5 milioni di affiliati dovunque e comunque venga piazzato. A Quinta Colonna Paolo Del Debbio ha ritrovato il suo milione e mezzo di proseliti più o meno indignati, ma senza catturare quelli che preferivano Piazza Pulita (che pare finisca al giovedì dove agiva Santoro). Anche Ballarò di Giannini ha ritrovato il solito 6,5% di share nonostante la temporanea assenza di Floris che arriverà solo domani. E così anche il Virus di Porro, che conferma il 4,5% che otteneva nella passata stagione convivendo con Santoro. I pubblici, in altre parole, paiono impermeabilizzati.

L’innovazione, se proprio ci teniamo, la troveremo, più nel sistema che nei programmi. Si veda l’acquisizione del tasto 9, quello di Deejay, da parte di Discovery, e cioè un player televisivo globale che proprio grazie alle spalle larghe, si è ritrovata fra le mani la finale tra Pennetta e Vinci, e per di più, in pieno prime time del sabato. Così l’evento ha accelerato nel pubblico (e, a giudicare lo sbalzo degli ascolti durante e dopo il match, specialmente tra la platea più giovane di Tu sì que vales, rispetto a quella anzianotta di Ti lascio una canzone) la percezione dell’estendersi (anche Sky è sbarcata sul tasto 8) dell’area del generalismo. Che ora si avvia a coprire tutti i tasti che permettono di vagare sulla tastiera senza mettersi a comporre numeri, neanche si fosse al telefono.

In ottica di mercato, è come se si stessero disponendo le artiglierie per bombardare la fortezza del duopolio asimmetrico ereditata dalla Prima/Seconda Repubblica. A proposito, in quei bastioni, una crepa, piccola, ma crepa, sembra essersi aperta proprio ora che Mediaset ha mollato Sky e Rai, anziché seguirla, ne ha approfittato per piazzare Rai 4 sul tasto 4 del satellite. Per ora la coincidenza della cifra costituisce anche l’unica, più che fondata, ragione per la scelta di quello fra i tanti canaletti della casa, ma resterà da dare un senso editoriale alla mossa e più in generale alla struttura dell’azienda pubblica e al suo impianto editorial-finanziario (oggi è un ibrido con troppa pubblicità per non essere “commerciale” e troppo poca per essere “concorrenziale”).
Ed è lì che vedremo se la mossa Rete 4 è un piccolo sgarbo fra duopolisti o l’inizio di una gestione, più o meno “pop”, ma davvero diversa.