La diciannovesima edizione del Festivaletteratura di Mantova chiude con numeri importanti. In crescita. Tanto che gli stessi organizzatori si augurano che “l’anno prossimo – spiega al fattoquotidiano.it Marzia Corraini, una degli otto componenti dello storico Comitato Organizzatore – quando festeggeremo i vent’anni, la situazione presenze si assesti altrimenti la nostra piccola città non basterà più a contenere tante persone”. Ma si tratta di bei problemi, che ogni rassegna culturale – e non – vorrebbe avere. Numeri, appunto: 125mila le presenze rispetto alle 119mila del 2014 (seimila in più) nei cinque giorni del Festivaletteratura (9-13 settembre) nel corso dei quali sono andati in scena oltre 300 eventi.

Mille in più i biglietti staccati (perché, ricordiamolo, per assistere agli eventi si paga) passati da 66 a 67mila e ben 5mila in più le presenze agli eventi liberi, passati da 53 a 58mila. Insomma piazze, reali, piene di persone e anche quelle virtuali sono risultate piuttosto trafficate. I numeri del web e dei social media fanno sorridere gli organizzatori. Nell’era del “sempre connessi” la app del Festivaletteratura è stata molto scaricata, le pagine visualizzate del rinnovato sito della manifestazione sono aumentate del 25% e impressionano i numeri dei social media: 750mila le persone raggiunte via Facebook e oltre 200mila quelle via Twitter.

La varietà e l’imprevedibilità sono, secondo Marzia Corraini, due dei tanti segreti di uno dei festival più longevi d’Italia. “Gli incontri con l’autore – spiega – che, peraltro, rimangono sempre apprezzatissimi e frequentatissimi come dimostrano i numeri relativi ai biglietti venduti, non sono l’unica caratteristica del Festivaletteratura. Negli anni abbiamo sperimentato proposte nuove che, in parte sono rimaste, in parte sono state a loro volta sostituite da altre idee. Insomma, il festival propone cultura, letteratura, ma autoproduce progetti culturali. Quest’anno ci siamo addirittura lanciati nella realizzazione di un prototipo di ‘neo libro’ attraverso un laboratorio che ha visto dodici ragazzi lavorare attorno al progetto. Che continuerà anche l’anno prossimo. E poi la biblioteca gotica, il focus sulla letteratura drammaturgica e l’attenzione sulla scrittura manuale…”.

Un Festival che si rinnova, non si specchia in quello che ha fatto e, forse proprio per questo, rimane giovane e si rivela longevo. Mentre il Premio Nobel peruviano Mario Vargas Llosa stava chiudendo la diciannovesima edizione in un’affollatissima piazza Castello – annunciando, fra l’altro l’uscita per l’anno prossimo del suo nuovo romanzo “Cinco Esquinas” ambientato nell’omonimo e degradato quartiere di Lima – già gli organizzatori disseminavano in giro per la città qualche traccia di quel che ci dobbiamo aspettare l’anno prossimo, quando il Festivaletteratura festeggerà i vent’anni. Migliaia di copie di cartoline con le immagini più significative delle passate edizioni, rigorosamente recuperate dal fornitissimo archivio testimoniano quale sarà la parola d’ordine del 2016: festa.

“Vogliamo festeggiare – spiega ancora Marzia Corraini – e sorprendere, perché vent’anni rappresentano un traguardo importante”. Il Festival di Mantova, i cui organizzatori quest’anno hanno più volte sottolineato l’unicità e inimitabilità, è stato studiato come un caso culturale unico. Nato su base volontaria e con una forte spinta dal basso, è riuscito a imporre un modello di manifestazione passata da un forte sostegno pubblico (62% del budget) nel 1997 , prima edizione, a una percentuale irrisoria dello stesso con il passare degli anni, fino ad arrivare a queste percentuali l’anno scorso: fatto cento il costo del festival, il 10% è coperto da sostegno pubblico, il 78% gli sponsor privati e il 12% i ricavi della vendita dei biglietti. I ricavi dei biglietti e gli sponsor, quindi, reggono economicamente (per il 90%) una manifestazione che costa quasi un milione e mezzo di euro a edizione.