Farle sì. E farle addirittura doppie. Un primo turno da cui escano le due figure più forti (o meno deboli). E poi tra di loro scegliere al ballottaggio il candidato sindaco del centrosinistra per le Comunali di MilanoÈ questa l’ultima trovata in tema di primarie per sbloccare lo stallo in cui si trascina da mesi il Pd milanese. Con l’attuale assessore Pierfrancesco Majorino, appoggiato anche da Sel, il deputato Emanuele Fiano e l’ex vice presidente della provincia Roberto Caputo che da tempo hanno fatto sapere di volersi presentare alla consultazione.

Senza però che di questa consultazione sia stata ancora fissata una data. Tanto da fare temere alla base del partito una cosa: che prima o poi la decisione di far saltare il tutto venga calata da Roma, con tanto di imposizione di un candidato gradito al segretario e capo del governo Matteo Renzi. Al di là delle rassicurazioni ufficiali del Pd milanese e lombardo, la paura c’è. Prova ne è la lettera aperta inviata settimana scorsa a Renzi da una ventina di circoli per mettere nero su bianco un concetto: “Non è più rinviabile la definizione di regole, confini e data delle primarie”. Quelle stesse primarie che però Renzi non s’è mai degnato di citare nel suo discorso di chiusura della festa nazionale dell’Unità. Il segretario, dal palco dei giardini di via Palestro, si è tuttavia rivolto a Pisapia: “Deciderai tu che cosa fare da grande, noi saremo al tuo fianco qualsiasi sarà la tua decisione”. E il sindaco, ribadendo la sua indisponibilità a candidarsi di nuovo, il giorno dopo è stato chiaro: “Il percorso che abbiamo deciso in piena condivisione porterà alle primarie e non ci sono motivi per modificare questa decisione”.

Così ora sarà più difficile per il Pd mettere in dubbio le consultazioni del centrosinistra. E nella riunione della segreteria metropolitana in programma martedì prossimo se ne discuteranno le regole. Tra queste potrebbe essere inserito il divieto a presentarsi per chi abbia svolto negli ultimi anni attività per il centrodestra, vedi politici di Ncd. E il doppio turno, sempre che uno dei candidati non superi subito il 40% dei voti. Un modo per rafforzare al ballottaggio il candidato uscente, visto che quelli che si sono presentati sinora non convincono i vertici del partito. Oppure – dicono i maligni – un modo per consentire a Renzi di giocarsi una seconda carta nel caso di un risultato non gradito al primo turno. Sempre che nel frattempo non arrivi quel mister X che goda dei favori romani, magari senza passare per le primarie. Come potrebbe essere il commissario unico di Expo Giuseppe Sala, che settimana scorsa aveva ricevuto l’endorsement di Renzi (“a me piace moltissimo”), salvo fare subito dopo un passo indietro, quando ha garantito al cda di Expo il suo impegno per la fase di smantellamento dei padiglioni fino a fine anno. Tempi che rischiano di essere incompatibili con la corsa della prossima primavera alla poltrona di sindaco. Così la posizione di Sala ora sembra voler dire due cose: o sta alzando la posta per la sua candidatura, o sta facendo capire di preferire un altro incarico pubblico, meglio se più remunerato di quello di sindaco.

Avrebbe potuto incontrare i favori romani anche Francesca Balzani, succeduta nel ruolo di vice sindaco ad Ada Lucia De Cesaris. Ma il suo nome è rimasto sulle pagine delle cronache locali per una manciata di giorni, giusto il tempo necessario perché lei facesse capire di non essere interessata alla partita. E allora, come possibile concorrente ai tre già scesi in campo, resta chi non ha ancora mostrato il suo rifiuto. Come la stessa De Cesaris. O Stefano Boeri, rivale (sconfitto) di Pisapia alle primarie 2011 e poi in giunta finché c’è rimasto. Oppure Umberto Ambrosoli, il ministro Maurizio Martina, l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, un nome che però andrebbe di traverso a Renzi, dopo gli editoriali critici nei confronti del premier. Ma potrebbe pure saltare fuori una candidatura alternativa agli schemi del Pd, come quella del fuoriuscito Pippo Civati: “Me lo chiedono in tanti da molto tempo”, ha detto lui a Repubblica. 

Impasse nel centrosinistra, con le primarie al momento solo eventuali che slitteranno di certo all’anno prossimo. Ma impasse anche nel centrodestra: qui dopo il no del presidente della Triennale Claudio De Albertis e dopo il no, definitivo o temporaneo, di quello che sarebbe stato il candidato più forte, Paolo Del Debbio, restano al momento in lizza pochi nomi. Mariastella Gelmini e Maurizio Lupi, per esempio. Con o senza primarie? Troppo presto per dirlo.

@gigi_gno luigi.franco.lf@gmail.com