50 anni tondi tondi e felice di averli perché “ero stanca dei 49, che numero è 49?” si chiede. E a quanto pare il mezzo secolo le dà la carica perché Veronica Pivetti, scoperta da Verdone a cui, dice, deve tutto, è impegnatissima tra TV, teatro e cinema, peraltro con il suo debutto da regista. Da dieci anni è la professoressa Camilla Baudino nella fortunata serie di Rai1 Provaci ancora prof! ispirata ai racconti di Margherita Oggero, giunta alla sesta stagione e diretta quest’anno da Enrico Oldoini e Francesca Marra.

Si dice ogni volta, ma in questa sesta stagione di Provaci ancora prof! ne succedono davvero di tutti i colori…
Vero, accadono tante cose, anche dolorose, per quanto naturalmente si resta nella commedia, ma la novità di questa stagione è che ci sono più momenti drammatici, pesanti, difficili, anche se sempre contenuti nei tempi, ma sono quei momenti che ci permettono di mandare avanti la storia. Certe cose finiscono, poi si trasformano e poi chissà… c’era comunque bisogno di dare una svolta a questo triangolo amoroso che va avanti da cinque edizioni tra me, mio marito e il commissario, mentre io naturalmente continuo a indagare e a insegnare.

Infatti ci si tradisce più che in Beautiful…
Ci sono tanti tradimenti, si, ma come nella vita. Noi siamo una sorta di celebrazione della famiglia allargata, raccontiamo cose che accadono veramente, infatti in tanti ci dicono che ciò che succede nella nostra fiction è capitato anche a loro. Anche perché poi scatta un’identificazione visto che siamo calati nell’attualità e nell’oggi, non siamo una fiction d’epoca.

A proposito di attualità, vengono trattati anche temi belli tosti, dalla droga alle baby squillo…
La nostra è stata definita una serie giallo rosa: si potrebbe pensare che questi due colori non stiano bene insieme, invece qui stanno benissimo. Per cui ci stanno anche casi impegnati e importanti come i temi che trattiamo, e qui sta l’abilità degli scrittori, Dido Castelli e la stessa Margherita Oggero, e di tutti gli sceneggiatori, a mantenere un tono di commedia senza scadere nella superficialità come spesso capita. Si tratta di un equilibrismo che però in qualche modo tutti riusciamo a mantenere e finchè piacerà al pubblico si andrà avanti

Ma a lei sarebbe piaciuto insegnare?
Neanche morta, sarei stata un’insegnante pessima, senza pazienza. Quando andavo a scuola non mi piaceva studiare, figuriamoci insegnare. Ma ammiro molto chi fa bene questo mestiere che necessita di una vocazione forte perché chi insegna ha il grande potere cambiare la mente dei ragazzi e quindi non bisogna essere troppo coercitivi, ma lasciare loro la possibilità di esprimersi come vogliono fornendo semplicemente una guida. E la professoressa Baudino è esattamente così, non abusa del suo potere, è dura quando necessario ma è anche aperta e sa ascoltare.

Anche lei come altri suoi colleghi ha voluto debuttare come regista.
Sì, di un film che uscirà presto, ma sulla data sto zitta, che si intitola Né Giulietta né Romeo. Scritto insieme a Giovanna Gra, racconta la storia di un ragazzino di sedici anni, figlio di una coppia divorziata molto radical chic, molto avanti ed evoluta, aperta e libera, che però quando scopre la sua omosessualità, apriti cielo! E non dico altro. Nel cast nessuno di troppo famoso, perché tutti quelli che non passano in televisione non sono famosissimi: c’è Pia Engleberth che è un’attrice eccezionale, Corrado Invernizzi, anche lui bravissimo, Filippo Dini, Sara Sartini, Riccardo Alemanni e poi c’è Andrea Amato che fa mio figlio perché ci sono pure io.

Le è piaciuto stare dietro la macchina da presa?
Purtroppo sì e lo sapevo che ci sarei stata bene, e dico purtroppo perché poi è un virus, un morbo che non ti togli. Io avevo già fatto la regia di un cortometraggio, Qui giace, era una cosa che mi girava per la testa da un pezzo e mi è molto piaciuta. Se invece non mi fosse piaciuta ero a posto perché mi sarei tolta questo tarlo dalla testa e invece non solo non me lo sono tolto, ma l’ho incrementato pure con un film. Però ne sono contenta e soddisfatta, vedremo come andrà.

Si sente di dovere qualcosa a Carlo Verdone?
Qualcosa? Io gli devo tutto, perché lui mi ha scelto per il mio primo film, quel Viaggi di Nozze del 1995 che, come se non bastasse, fu campione di incassi, e non certo per merito mio perché tutti andavano a vederlo perchè c’era lui, ma io sono stata inserita in un meccanismo, in un’operazione ultravincente e partire così è stato molto importante.

In effetti la povera Fosca parlava poco…
Pochissimo direi, però il personaggio era talmente bello e così divertente che in tanti mi dicevano che per loro era il personaggio migliore del film, quello che piaceva di più. Ma sono molte le persone a cui devo tanto, come Fabio Fazio: è stato lui ad invitarmi in televisione per la prima volta ed è lì che mi hanno visto Verdone e altri, tra cui qualcuno mi ha voluto rivedere.

Perché la TV è importante…
Lo chiede a me? Per me è un mezzo fondamentale che mi ha dato veramente tanto, perché poi sono arrivati Commesse, il Commissario Rocca, Sanremo e poi ho avuto la fortuna di fare tutte cose molto forti che sono andate benissimo. Certo qualche critica alla televisione magari ci sta, ma non mi sentirei mai di dire che è un mezzo inutile.

Anche perché non si sputa nel piatto in cui si mangia.
Basta non mangiarci. Se non ti piace non ci mangi, è molto semplice.

Nel 1998 era sul palco dell’Ariston con Raimondo Vianello, rifarebbe Sanremo con Carlo Conti?
Lo rifarei, punto. Fare il Festival è divertentissimo, certo è anche un impegno importante e complicato, io ho avuto anche molta paura, per poco ma l’ho avuta, ma è stato soprattutto entusuasmante ed estremamnete coinvolgente. Tra le prove e la diretta, c’è quell’adrenalina continua che dopo cinque giorni sei stesa, io sono tornata con i capelli bianchi. Però ne è valsa la pena, tanto poi ‘sti capelli bianchi dovevano venire…

Anche sua sorella Irene la raggiunse poi in qualche modo in televisione, vi frequentate spesso?
Quando ci riusciamo certo, siamo sorelle, se possiamo ci vediamo sempre con piacere, però lei ha un sacco di cose da fare e io pure, per cui non accade spesso. Però quando si è così uniti il rapporto va anche oltre la frequentazione fisica, per fortuna.

Tra le sue cose da fare anche il teatro con la ripresa a novembre di Mortaccia, la vita è meravigliosa, scritto, prodotto e diretto sempre con Giovanna Gra dove lei canta e ballicchia pure in un cimitero…
È uno spettacolo musicale sulla figura della morte che poi sono io, e che interpreto in maniera ironica e dissacrante, per cui si ride molto. Nulla a che fare con il personaggio della prof. Un modo per prendersi gioco della morte che è l’unico tabù rimasto e credo che sia divertente affrontarlo così.

È vero che è una pittrice mancata?
Da ragazza mi sono diplomata in pittura all’Accademia di Brera ed ero proprio convinta che avrei fatto la pittrice, visto che coerenza ho avuto? È che a un certo punto ho smesso di dipingere mentre invece ho continuato con il doppiaggio che facevo sin da bambina e poi è arrivato tutto il resto. Ma non importa, vuol dire che è questo che doveva capitare.

Lei ama molto gli animali, aveva anche creato una rivista per loro, la Bau Park.
Che però non esiste più, ma è stata per me un’esperienza di volontariato molto bella e importante, però io sono sempre in mezzo ad associazioni che aiutano gli animali perché mi piacciono molto. Ho due cani e per sono figli, punto, e non si discute. E non voglio risposte a questa mia dicharazione, è così e basta.