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Per il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, “l’umanità è in crisi e l’unica via di uscita da questa crisi catastrofica sarà una nuova solidarietà tra gli umani”.

Qualche giorno fa sul sito de Il Corriere della Sera è comparso un articolo il cui incipit era “La barbarie corre sull’asfalto”. Ecco il testo che riporto fedelmente.

“Ho assistito a scene incredibili – racconta ancora turbato Marco Bergognini, 45 anni, agente della polizia locale di Salò, insieme ad altri colleghi domenica sera a Barbarano per rilevare l’incidente in cui ha perso la vita la passeggera di una moto, Angelica Caironi vent’anni di Palazzolo – gente che urlava, automobilisti in coda che volevano passare assolutamente.
Insulti, bestemmie, parolacce. Incuranti del corpo senza vita della ragazza. A terra a pochi metri di distanza”.
Poco prima delle 23 lo schianto tra una moto e un’auto. Ad avere la peggio la ventenne che rimane sull’asfalto priva di vita, nonostante i tentativi di rianimarla. La gardesana viene chiusa. Il traffico deviato, ma all’inizio è il caos. Il corpo rimane sulla strada, in attesa del carro funebre.
Gli automobilisti, inferociti, vogliono passare. Ad ogni costo. “Uno – racconta ancora Bergognini che ha ‘postato’ il suo sfogo su Facebook – è schizzato via con una gimkana tra il corpo, la vettura incidentata, i soccorsi. Mi ha urlato: ‘Io devo andare a casa’. Un altro ha strappato il nastro che usiamo per delimitare la zona dell’incidente. Alcuni ciclisti gridavano come pazzi. Ne ho portato uno davanti al corpo della ragazza e gli ho detto ‘Vuoi urlare ancora, non pensi a questa famiglia?’ Assurdo”.
Marco Bergognini è di Toscolano, ha due figlie, una di 14 e una di 11 anni. Quella sera è sempre nella sua mente. Da allora fa fatica a prendere sonno.
“Penso sempre a quella povera ragazza. Come si fa ad essere così insensibili, così disumani?”.

Questo fatto di cronaca accaduto dietro l’angolo di casa nostra è dei giorni dello scatto di Nilüfer Demir che ha fatto il giro del mondo. È stato detto e scritto che l’immagine di quel cadavere sulla battigia ha cambiato il senso di solidarietà degli stati dell’Ue rispetto all’oceanico movimento delle genti destinato a proseguire ancora per anni. Come se non ci fossero mai state altre e non meno tragiche fotografie. Come se niente fosse avvenuto prima di Aylan, oggi diventato il bambino di tutti. Perché? Forse perché i giornali hanno aperto le loro edizioni con la notizia e quindi ci siamo sentiti partecipi del dolore di quel padre? O peggio solo perché taluni volti noti, nelle loro passerelle televisive, questa volta magari al posto dell’abituale cinismo (che fa sempre notizia e ascolti) hanno usato vezzeggiativi come “corpicino” o “cadaverino”?

Abbiamo forse scoperto che esiste quella che Papa Francesco chiama misericordia e solidarietà umana solo perché se ne è parlato tanto a nastro e dunque il nostro essere senzienti dipende da ciò che viene ripetuto da altri più che da quello che ci suggerisce la nostra testa? Quello che sembra abbia cambiato il sentire di taluni governanti europei ha davvero mutato qualcosa in noi? Anche se i contesti e i piani dei due fatti sono diversi proprio non riesco a considerare come un caso isolato che riguarda un gruppo di presunti buzzurri, la mancanza di pietà rispetto al cadavere, tra l’altro così vicino a chi lo ha visto di persona, della ragazza e, per quanto conti, sono rimasta profondamente colpita da quelle reazioni. Allora vi chiedo di aiutarmi a capire: “Noi, quali siamo?”.

e.reguitti@ilfattoquotidiano.it