Migranti siriani attraversano il confine tra Ungheria e Serbia

Profughi, migranti, immigrati, rifugiati: chiamateli come preferite, non cambierà nulla. Sono le vere vittime, sempre le stesse dall’inizio alla fine.

Vittime dei progetti dei potenti della terra di un nuovo Medio Oriente, vittime dei teorici del caos creativo, dell’Onu incapace ed immobile, dei ricchi Paesi della regione doppiogiochisti, delle politiche europee miopi, dei trafficanti di esseri umani, e, sopratutto, del silenzio complice di tanti. Vittime di guerre innescate, fomentate, sostenute, armate da altri Paesi, di un’economia globale che non guarda in faccia a nessuno, travestita dal mercato libero, libero di saccheggiare paesi deboli, e libero di sfruttarne le risorse. Vittime di gruppi armati appoggiati proprio dai governi europei, promossi all’inizio come ribelli, descritti come i liberatori dalle dittature e dai regimi, e poi trasformati in Terroristi quando i loro atti diventano palesemente indifendibili di fronte all’opinione pubblica.

Sono quattro anni che la guerra in Siria semina terrore, morte e distruzione, ma come mai è emergenza solo ora e, senza dietrologie, perché i governi europei si sono accorti solo adesso di quello che sta accadendo? Tutto ciò è casuale o fa parte di un piano strategico?

I civili siriani che, hanno resistito quattro anni, molti dei quali perdendo tutto – lavoro, risparmi e abitazioni – oggi non vedono più una via d’uscita da questo vortice e si sentono abbandonati da tutto il mondo. Non resta quindi che raccogliere quel poco che rimane e cercare una vita altrove. Ma la maggior parte dei profughi siriani che arrivano non vengono direttamente dalla Siria, bensì dai Paesi confinanti e dai campi profughi, allestiti dagli stessi governi, quello turco in primis, che hanno lucrato su di loro, tentando di utilizzarli come carta da giocare per abbattere il nemico a Damasco.

Il dubbio che sorge è che sia proprio il regime Erdogan ad utilizzare di nuovo i profughi siriani, in una sorta di vendetta verso l’Europa, accusata di immobilità, per costringere i suoi alleati ad un intervento militare, giustificato dall’emergenza umanitaria, dopo il fallimento del suo piano originale di destabilizzare la Siria.

Intanto, i Paesi del Golfo, tra i Paesi più ricchi al mondo, ‘baluardi di democrazia’ , sponsor della maggior parte dei gruppi terroristici, non concedono lo status di rifugiato a nessun siriano e non ospitano i profughi che scappano proprio dalle zone “liberate” dai terroristi .

I governi europei da parte loro, stretti tra crisi economica e pressioni interne, provano ad affrontare le conseguenza di un conflitto fomentato da loro stessi, versando lacrime di coccodrillo sui “poveri” siriani, dimenticando di aver appoggiato sostenuto e armato fin dall’inizio, i cosiddetti ribelli portatori di democrazia, di libertà, rivelatisi solo mercenari e terroristi.

Gli esponenti politici europei, anche italiani, piangono le vittime in televisione, mentre i loro Paesi hanno chiuso da tempo le ambasciate a Damasco e negano i visti d’ingresso e le richieste d’asilo. L’unica sede diplomatica di uno stato occidentale ancora aperta è quella vaticana. Per mettersi in salvo, bisogna per forza andare nei Paesi limitrofi e attraversare diversi e pericolosi confini, terre di scontri sanguinosi.

Ma non sarebbe più semplice, ed opportuno, concedere direttamente un visto di asilo umanitario, a chi lo chiede, esaminando la richiesta e verificando generalità e dati, invece di piangere i morti del mare, favorendo, in modo indiretto i trafficanti di esseri umani abili ad accrescere i loro guadagni, spesso legati ai gruppi terroristici che così si finanziano? Evitando di trovarsi a non poter verificare l’identità di nessuno vista l’interruzione dei rapporti diplomatici con la Siria?

C’è poi il famigerato pericolo di infiltrazione terroristica. Certo che esiste, è stolto chi lo nega. Il caso più recente è quello di Laith Al Saleh, che fino a poco tempo fa guidava i mercenari delle milizie Libero, commettendo crimini e atrocità, e che oggi chiede asilo alle porte della Grecia

In realtà il problema ha altri aspetti. Spesso arrivano solo donne e bambini, ma chi paga loro il viaggio? Il dubbio sorge spontaneo, e chi segue le vicende siriane sa bene, che spesso gli stessi jihadisti e cosiddetti ribelli, mandano le loro famiglie e figli fuori dal Paese per sicurezza, infatti tanti si trovavano già in Libano e in Turchia. Un piano vincente, mentre per un immigrato residente in Italia le garanzie, le condizioni e le richieste sono interminabili, un richiedente asilo può fare il ricongiungimento famigliare subito e senza pre-condizioni.

Oggi tutti sono tutti fieri nel riportare la notizia che Al Jazeera non userà più la parola migranti ma profughi. Proprio Al Jazeera, il canale del Qatar, Paese coinvolto nel conflitto siriano, accusato di sostenere e finanziare i gruppi armati, lo stesso Paese che non ospita nessun rifugiato. In ogni caso c’è sempre qualcuno pronto a lucrare sulle tragedie umane: sia quelli che usano la questione profughi per aumentare i consensi, sia quelli che vorrebbero mostrarsi i salvatori del mondo. Anche la selezione della provenienza dei profughi desta stupore, e i tedeschi che preferiscono i siriani, non fanno una scelta casuale.

La Germania ha deciso di accogliere i siriani, e a dire il vero tanti siriani desiderano andarci perché sanno che li possono trovare lavoro e dignità. Ma chi vi ha detto che i siriani sono poveri mendicanti? La maggior parte dei profughi siriani, è istruito e preparato, visto che la scuola è obbligatoria e gratuita. Perfino la tv svedese Svt ha rivelato in un rapporto che il 40% dei profughi siriani arrivati in Svezia sono laureati. Fallito un piano di distruzione di uno stato, non resta che svuotarlo dai suoi abitanti, si  potrebbe pensare. So che quanto scrivo può essere scomodo, quasi da evitare. Mi dispiace deludere sia i buonisti che i razzisti, bisogna dire le cose come stanno, senza nascondersi dietro un dito: costringere intere popolazioni con il terrore e le minacce ad abbandonare le proprie terre, si chiama pulizia etnica.

Tanti migranti scelgono oggi di abbandonare il Paese spinti dall’istinto di sopravvivenza, per salvare la propria vita e quella dei famigliari, minacciati dal terrore ma anche dalla fame e dalla sete, imposti dai vari gruppi armati.

Accogliere e salvare queste persone è un dovere umano prima che morale. Infatti le parole di Papa Francesco sono un grido alle coscienze, un gesto coraggioso che scuote le anime, in un mondo di egoismi ed indifferenza.

Ma la domanda resta: che cosa ne sarà dei 20 milioni di civili siriani ed è davvero la migliore soluzione sradicare intere famiglie dalle loro terre e dalle loro case?

Ma non si può fermare un’emorragia umana con un cerotto, bisogna trovare soluzioni alle cause di una crisi e non solo alle conseguenze. Bisogna fermare la guerra e riportare stabilità nel Medio Oriente, fermare i Paesi che sostengono e finanziano i gruppi terroristici, e sopratutto aiutare le famiglie e i giovani a restare. Ma qualcuno lo vuole davvero?