RS1000The Kolors, band vincitrice dell’ultima edizione di Amici di Maria De Filippi, finiscono in copertina di Rolling Stone. Trova l’intruso, direbbe la Settimana Enigmistica. Rolling Stone è la Bibbia del Rock. Togliamoci subito il dente, così poi possiamo procedere in serenità. Se citi Rolling Stone, rivista che in effetti, circa una quarantina d’anni fa era considerata la più autorevole nel campo della musica a stelle e strisce, devi premurarti di dire che è la Bibbia del Rock. Un po’ come se parli di Matera sei sostanzialmente costretto a citare i Sassi o se citi Richard Gere, ridendo sotto i baffi, un criceto.

Quindi, ok, Rolling Stone è la Bibbia del Rock. Rolling Stone America. Rolling Stone Italia, invece, è una rivista che sin dal suo esordio in edicola, nel volgere del 2003, si è presentata come un “maschile”, più interessata a occuparsi di mode giovanili che di musica. Del resto, non è un caso, a dirigerla, in quell’occasione, vennero chiamati ben due direttori, Carlo Antonelli e Michele Lupi, personaggi che poi si alterneranno al comando, due personaggi che col rock, non ce ne vogliano, nulla hanno a che fare. Un maschile che nel corso del tempo ha rincorso e superato, volendo, il rivale GQ, con le cui sorti Lupi ha avuto più di qualcosa a che fare.

Da un anno, poi, il marchio ha lasciato la sua prima casa editrice italiana, specializzata in cibo, la Quadratum, per divenire proprietà, nel nostro paese, di Luciano Bernardini De Pace che ha scelto come direttore Massimo Coppola che in precedenza si era fatto notare dagli addetti ai lavori in campo musicale per i suoi trascorsi a MTV, dove faceva il dandy pasoliniano.

Così, mentre marchi storici del settore, come Max, chiudono, Coppola ‘gigioneggia’ stavolta dalla poltrona del direttore, non davanti a una telecamera come ai tempi di Brand New. Solo come un gigioneggiamento abbiamo interpretato, nel recente passato, la copertina affidata a Fedez, personaggio sicuramente molto mediatico, ma decisamente mainstream e pop. Solo che Coppola sembra averci preso gusto, così alza il tiro, e sbatte in copertina la band di ragazzi che ha il merito di aver regalato alla Vodafone un ottimo jingle da usare in attesa di poter parlare con un operatore del 190.

The Kolors, pure glitterati. Ora, a parte che la foto di copertina è oggettivamente venuta assai male, e se uno vuole fare del glamour, santo Dio, che almeno lo faccia bene, visto che siamo a Milano, la città della moda (sì, Rolling Stone, come un po’ tutti i maschili, storicamente vende solo ed esclusivamente dentro il cerchio sghembo delle tangenziali milanesi, arrivando a essere del tutto irrilevante già in provincia di Lodi). A parte, quindi, problemi di carattere estetico, che Stash così non si può proprio vedere, c’è il problema sostanziale: perché mai The Kolors dovrebbero finire nella copertina di un magazine che viene considerato, a questo punto a sproposito, come la Bibbia del Rock?

Uno dirà, va bene, in America in copertina c’è finita gente come Justin Bieber, o in passato Britney o Christina Aguilera. Tutto vero. Ma diciamo che erano e sono fenomeni un filo più incisivi, a livello di immaginario e anche di iconicità, rispetto a Stash e soci, una band, ricordiamolo, che prima della cura De Filippi aveva dato alle stampe un lavoro, prodotto da Rocco Tanica, che seppur apprezzato dalla critica specialistica, non aveva superato il migliaio di copie, e che quindi, la Storia ci sarà testimone, si candida a essere l’ennesimo fenomeno usa e getta, pronto a essere dimenticato non appena Nostra Signora della Televisione non deciderà diversamente.

Ecco, ci mettessero lei, Maria, in copertina, al limite. Lei sì che è rock, con le sue scarpe a stiletto e le sue canotte aderenti, e sicuramente è la vera artefice di momentanei successi come quelli della band in questione. The Kolors no, loro sono un fenomeno transitorio, che col rock nulla ha a che spartire, come le tante polemiche che sono subito scoppiate nei social sembrano dimostrare.