Scattone? Non ha mai chiesto perdono. Ciò denota una personalità fondamentalmente narcisistica e antisociale, non adatta all’insegnamento, soprattutto di certe materie“. E’ l’opinione del professor Claudio Mencacci, già presidente della Società italiana di Psichiatria, ai microfoni di Effetto Notte, su Radio24. Lo psichiatra commenta la vicenda di Giovanni Scattone, condannato a 5 anni e quattro mesi per l’omicidio della studentessa Marta Russo: l’ex ricercatore, in virtù del programma di governo “La Buona Scuola”, è stato assunto in un Istituto superiore di Roma, dove insegnerà Psicologia e Scienza dell’Educazione. “Scattone” – spiega Mencacci – “ha scontato la pena, quindi ha il diritto di poter accedere a delle graduatorie, ma gli algoritmi con cui si viene selezionati non tengono conto di fattori come l’opportunità. Qui si pone una domanda complessa: alle professioni con alto valore etico, come l’insegnamento o quelli che comportano un aiuto agli altri (medici, infermieri, educatori), possono accedere delle persone che si sono rese ree di omicidi? Dobbiamo pensare che, in passato, soprattutto negli anni di piombo, tante persone condannate hanno poi rivestito tranquillamente le professioni d’aiuto. Tuttavia, Scattone non ha mai chiesto perdono”. E aggiunge: “Noi ci aspetteremmo che chi si occupa di Scienza dell’Educazione e di Psicologia abbia delle caratteristiche di supporto, di comprensione, di empatia, di incoraggiamento verso comportamenti tolleranti, quindi sarebbe stato forse meglio se Scattone avesse avuto accesso a dei ruoli non di insegnamento diretto, ma di supporto agli studi“. Sulla mancata richiesta di perdono da parte di Scattone, lo psichiatra osserva: “Quelle materie che lui dovrà insegnare sono in sé una contraddizione. Tutto questo genera scalpore nell’opinione pubblica, perché accentua la percezione che non ci sia una giustizia certa e chi si manifesta in maniera fortemente narcisistica e antisociale venga premiata. Genera, insomma, un senso profondo di ingiustizia