Gennaro Cesarano è il ragazzino a sinistra. Uno spaurito adolescente, fisico gracile, sguardo neutro, senz’allegria. P. P. è l’uomo a destra. Barba, tatuaggi, catenone, l’aria di chi vuole incutere rispetto. P. P. avvolge Genny in un abbraccio protettivo. Sono insieme al mare, sembrano amici e comunque dalla foto traspare confidenza. Non ci sono certezze assolute sul periodo della foto, pare non antecedente al 2014. Genny è il ragazzo di 17 anni ucciso all’alba del 6 settembre, bersaglio di un raid di camorra in piazza Sanità che ha lasciato sul selciato quasi venti bossoli di due calibri diversi. P. P. è uno dei 10 ultras del Napoli indagati, perquisiti e colpiti dal Daspo nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri in curva durante Napoli-Sampdoria del 30 agosto. P.P. è del gruppo ultras “Rione Sanità” ed è anche accusato di aver accoltellato a un gluteo G.B., dei Mastiffs, il gruppo storico del tifo organizzato di Forcella.

Genny e PP-250C’è relazione tra gli scontri allo Stadio San Paolo e la faida di camorra del centro storico, dove paranze di ragazzi e ragazzini scorazzano sugli scooter sparando ad altezza d’uomo? La polizia per il momento lo esclude e le indagini corrono su due binari diversi che si guardano senza intersecarsi. Il fascicolo dell’omicidio di Genny è incardinato in Dda, pm Enrica Parascandolo, che si avvale della Squadra Mobile diretta da Fausto Lamparelli. E’ lei è il pm competente territorialmente sulla camorra del ventre di Napoli. L’inchiesta sugli scontri in curva A è coordinata da un pool antri-criminalità guidato dall’aggiunto Vincenzo Piscitelli. Sul tavolo dei pm Capuano, Ranieri e De Simone c’è una informativa della Digos guidata da Luigi Bonagura. Nell’eseguire le perquisizioni, gli agenti hanno spogliato gli indagati per fotografare i tatuaggi, per verificarne la corrispondenza con quelli immortalati nelle riprese della videosorveglianza dello stadio. “Ecco perché la foto di P. P. e Genny non è molto vecchia – spiega una fonte a ilfattoquotidiano.it – lo ritrae con tatuaggi che non si è fatto da molto tempo”.

Si escludono collegamenti, dicevamo. Ma i contorni della geografia criminale degli scontri allo stadio – puntualmente ricostruita nelle sei pagine del decreto di perquisizione – coincide con quella della faida che sta insanguinando il centro storico, dove si combatte una guerra tra il cartello Sibillo-Giuliano di Forcella e il cartello della Sanità dal clan Sequino-Savarese-Esposito e dove l’obiettivo è il controllo delle piazze di spaccio della droga. Nei vicoli della Sanità corre la voce che le incursioni di quelli che “scendono da Forcella” si stanno moltiplicando. Scorazzano, sparano, seminano il terrore. E’ il modo di imporsi dei baby-boss poco più che maggiorenni che stanno trasformando Napoli in una sorta di Far West.

Scrive l’agenzia Omninapoli, che con un giorno di anticipo ha indicato P. P. come il responsabile del ferimento dell’ultrà Mastiffs: “P. P. sarebbe uomo di riferimento di Gennaro Cesarano all’interno del clan Sequino, per il quale Gennaro avrebbe svolto compiti specifici, a partire dal nascondere armi”. E’ una ricostruzione che non trova alcuna conferma tra le fonti inquirenti. E che un paio di foto circolanti in rete, come quella che pubblichiamo, non sono sufficienti a convalidare. Le dinamiche del tifo organizzato – ricordano le fonti – sono estranee a quelle che regolano i rapporti di forza nelle strade. Lo stadio è un mondo a parte per gli ultras di Napoli. E la partita, per loro, si legge nel decreto di perquisizione “ha perso l’originale centralità”, è diventata solo l’occasione per compiere aggressioni pianificate “contro il nemico di turno: i tifosi avversari, le forze di polizia, i dirigenti della società, i giornalisti, gli addetti alla vigilanza, altri gruppi ultras della medesima tifoseria, i dipendenti di Trenitalia e i gestori delle stazioni di servizio autostradali”.

Il decreto però sottolinea che numerose inchieste hanno appurato le parentele dei capi ultras con “esponenti anche apicali della criminalità organizzata ed in particolare coi soggetti appartenenti ai clan di riferimento del quartiere o delle zone da cui provengono i tifosi del gruppo”. Tra i perquisiti per gli scontri c’è pure il figlio del boss Sequino. Ma Gennaro non andava allo stadio e non bazzicava gli ambienti ultrà. E i contorni della sua frequentazione con P. P. sono ancora tutti da chiarire.