Ci sarebbe un regolamento di conti dovuto a motivi sentimentali dietro la maxi rissa scoppiata domenica scorsa vicino alla stazione di Reggio Emilia che ha coinvolto oltre trenta persone di origine nigeriana. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti a scatenare le due fazioni che si sono affrontate nel centro della città emiliana ci sarebbe una donna maltrattata dal compagno. La ragazza sabato, il giorno prima dell’episodio, si sarebbe presentata alle forze dell’ordine chiedendo aiuto e denunciando di essere maltrattata dal fidanzato, un connazionale, di avere paura e di sentirsi minacciata.

A questo punto a decidere di andare in fondo alla questione sarebbe stata la famiglia della donna, che avrebbe dato appuntamento domenica al ragazzo per vendicare la donna dei torti subiti. L’uomo però non si è presentato da solo, ma accompagnato a sua volta da amici e conoscenti, che si sono scontrati con i parenti della giovane. Di qui la lite, che ha assunto toni sempre più violenti, fino a che non sono spuntati cacciaviti, machete, coltelli e martelli.

Di fronte agli inquirenti il 29enne avrebbe però raccontato un’altra versione dei fatti, con una prima spedizione punitiva avvenuta ai suoi danni in un parco cittadino proprio il sabato pomeriggio. Il motivo? Il giovane non sarebbe gradito alla famiglia della ragazza. Domenica però, sempre secondo la versione dell’uomo, i parenti della fidanzata lo avrebbero voluto incontrare per chiarire. Ma il chiarimento è sfociato presto in una guerriglia tra bande che ha portato quattro feriti e otto persone in carcere, che a 24 ore dalla rissa che ha tenuto in allarme il centro della città emiliana per un pomeriggio sono state tutte rilasciate.

Il giudice per sette degli indagati, tutti incensurati, ha disposto l’obbligo di firma, in attesa del processo che comincerà a ottobre. Ma proprio su questa decisione nella città emiliana si sono accese le polemiche. Ma per la deputata del Movimento 5 stelle Maria Edera Spadoni il provvedimento non sarebbe adeguato rispetto alla gravità dell’episodio e per questo ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare proprio sulla scarcerazione degli stranieri coinvolti nella rissa: “Il rilascio dopo nemmeno 24 ore dei protagonisti della violentissima rissa in zona stazione svilisce il lavoro delle forze dell’ordine – ha spiegato in una nota la parlamentare – Presenterò una interrogazione al ministro della Giustizia e dell’Interno per sapere seppur nell’autonomia delle scelte della magistratura quali misure legislative il governo intenda adottare affinché gli autori di queste violenze non vengano rilasciati il giorno seguente i fatti e che venga rivalutato il permesso di soggiorno per chi compie questi reati”.

Subito dopo la lite, che ha richiesto l’impiego di molte unità delle forze dell’ordine, anche il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi aveva espresso preoccupazione, chiedendo “pene severe” e chiarezza sulle dinamiche dei fatti. “Mi auguro che ci possano essere delle pene severe, adeguate a quanto accaduto – aveva dichiarato il sindaco all’agenzia Dire – e che per questi soggetti possano scattare provvedimenti di allontanamento del territorio. Il nostro compito non è stabilire le pene, ma quanto è accaduto è grave e c’è la necessità di ricreare le condizioni di un equilibrio e di una serenità di una comunità e del quartiere circostante. E naturalmente la severità della pena da questo punto di vista è un passaggio fondamentale”. A scomodarsi per la vicenda dopo i politici locali è stato anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini, che su Facebook ha commentato l’accaduto e punta il dito proprio sugli stranieri. “Rissa pazzesca in strada fra 30 persone con machete, coltelli, cacciavite, martelli e bottiglie rotte. Quattro feriti e nove arresti. In Libia o in Siria? No, a Reggio Emilia – scrive Salvini – Gli arrestati sono tutti nigeriani ”regolari”, tutte risorse. E poi le bestie saremmo noi”.