Settecentocinquantamila euro che dai conti di una società con sede a Messina e finivano tra le sponsorizzazioni di una società di calcio dilettantistica della provincia di Vercelli. Servivano anche a questo le tasse sui rifiuti pagate dai cittadini dei comuni siciliani che conferivano nella discarica di Mazzarà Sant’Andrea, in provincia di Messina. È quello che ha scoperto la procura di Barcellona Pozzo di Gotto, indagando sulla Tirrenoambiente, azienda che gestisce la discarica di Mazzarrà, già sequestrata nel 2014.  Agli arresti domiciliari accusati di peculato sono finiti l’ex senatore di Forza Italia Lorenzo Piccioni, Giuseppino Innocenti e Giuseppe Antonioli, ex amministratori della società.

Dall’inchiesta, istruita dall’ex procuratore di Barcellona Francesco Massara (nel frattempo trasferito a Messina) e dal suo successore Emanuele Crescenti, è emerso come Tirrenoambiente trattenesse nelle sue casse la tariffa di mitigazione ambientale, ovvero la quota da pagare al comune di Mazzarrà per il disagio provocato ai cittadini dalla presenza sul territorio della discarica. Quelle cifre dovevano essere girate al comune entro 30 giorni, ma la società le aveva praticamente dimezzate (da 12 euro a tonnellate a 6,2), trattenendo due milioni e ottocento mila euro e creando un danno patrimoniale di 12 milioni di euro.

L’indagine nasce da un accertamento tributario della guardia di Finanza: le fiamme gialle coordinate dal colonnello Ferdinando Falco hanno ricostruito come più di settecentomila euro fossero finiti tra la fine del 2009 e il 2013 alla BorgoPal di Vercelli, squadra di calcio che milita in Eccellenza piemontese, il cui presidente era lo stesso Innocenti finito ai domiciliari nell’inchiesta della procura di Barcellona. Per gli inquirenti quella sponsorizzazione alla società dilettantistica potrebbe essere un metodo per far uscire dalle casse della società denaro che invece era destinato al comune di Mazzarrà. È per questo motivo che il gip ha ordinato il sequestro preventivo per equivalente delle disponibilità finanziarie e dei beni mobili ed immobili, per un valore di 3 milioni e 483.572 euro, dei quattro arrestati e di un altro amministratore delegato pro tempore della Tirrenoambiente, Antonio Crisafulli, a sua volta indagato per peculato e corruzione.

Ma non solo. Perché nell’inchiesta è coinvolto anche Salvatore Bucolo, il sindaco del comune di Mazzarrà Sant’Andrea, accusato di aver intascato una tangente da 33mila euro. Denaro erogato dalla Tirrenoambiente sul conto corrente personale di Andrea Catalano, anziano parroco della cittadina. Bucolo sollecitava il sacerdote novantenne a chiedere alla Tirrenoambiente contributi per le feste parrocchiali: la società apriva i cordoni della borsa ed elargiva quelle somme alla parrocchia. A beneficiarne però non era la parrocchia e nemmeno la comunità, ma direttamente il primo cittadino, oggi accusato di corruzione.