Tra 2012 e 2013 lo Stato ha stanziato per l’edilizia sociale quasi 600 milioni di euro. Prima ancora del “piano casa” firmato dall’ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che ha previsto la destinazione di 500 milioni a interventi di recupero e razionalizzazione degli immobili di edilizia residenziale pubblica, dalle casse pubbliche sono usciti infatti rispettivamente 421 milioni nel 2012 e 177 nel 2013 destinati agli alloggi per cittadini “in condizioni economiche svantaggiate” o comunque “non in grado di trovare un alloggio idoneo a condizioni di mercato in ragione del proprio reddito o della propria condizione”. I numeri sono contenuti nella relazione biennale sugli aiuti di Stato per i Servizi di interesse economico generale, diffusa dall’Unione europea ma basata su dati forniti dal dipartimento per le Politiche europee della presidenza del Consiglio.

Il capitolo dedicato all’edilizia sociale comprende quella sovvenzionata, quella agevolata o convenzionata, quella privata sociale e le abitazioni a canone concordato. Lo Stato, ricorda la relazione, è solo finanziatore: sono le Regioni, a cui vengono assegnate le risorse disponibili, a programmare gli interventi e tradurre in pratica i piani nazionali. Anche perché la competenza sugli ex Istituti autonomi case popolari fa capo, dal 1977, proprio alle regioni. Nel periodo considerato dalla relazione non sono stati conferiti incarichi diretti da parte dello Stato.

Il dipartimento per le Politiche Ue conclude sottolineando che per il governo sarebbe “utile” avviare, nel settore dell’edilizia sociale, “un’analisi dei livelli di rischio degli investimenti nei Paesi europei” da utilizzare come punto di riferimento. Infatti “l’amministrazione di settore ha evidenziato come, nell’attuale congiuntura economica, pervenire ad individuare margini di utile ragionevole eccessivamente bassi potrebbe disincentivare la partecipazione dei capitali privati proprio in un momento di scarsa disponibilità di risorse pubbliche dedicate”.