“Non è una manovra che ridistribuisce e non è una manovra che attiva, cioè che stimola l’economia”. Il tema sul tavolo è uno dei più caldi di questi giorni, il taglio delle tasse sulla casa promesso dal premier Matteo Renzi. E la stroncatura arriva da Luca Dondi, consigliere delegato della società di consulenza Nomisma. Secondo cui la mossa del governo non spingerà l’economia italiana, ma favorirà solo le famiglie più ricche. Un giudizio in linea con le perplessità della Commissione europea e di Lars Feld, consigliere economico della cancelliera tedesca Angela Merkel.

Quale impatto avrà l’abolizione di Imu e Tasi sull’economia italiana?
Abbiamo stimato che per oltre i due terzi delle famiglie italiane lo sgravio sarà in media di 17 euro al mese, un impatto molto modesto in termini di attivazione del mercato, cioè di stimolo per l’economia. Una manovra può anche avere effetti contenuti sotto questo punto di vista, purché persegua un equilibrio in termini di equità. Eppure, in questo caso, non si raggiunge nessuno dei due obiettivi.

In che senso?
O si persegue lo stimolo dell’economia o si persegue l’equità. Qui non è stata fatta una scelta netta, si è restati nel mezzo. Non è una manovra che ridistribuisce e non è una manovra che attiva il mercato.

Perché non stimolerà l’economia?
Perché difficilmente ci saranno maggiori transazioni immobiliari per uno sgravio di 220 euro l’anno. E non penso nemmeno che con quei 17 euro in più al mese si possano avere maggiori spese per consumi e dare un maggiore impulso all’economia. Qualche effetto ci sarà, ma molto modesto.

E perché non è una manovra equa?
Perché a beneficiare del provvedimento sarebbero le famiglie con disponibilità reddituali medie più elevate. E’ vero che ci sono moltissimi nuclei familiari proprietari di casa, circa 7 su 10. Ma tendiamo a perdere di vista che due famiglie su 10 vivono in affitto. La gran parte del mercato della locazione ha disponibilità economiche contenute: bisognerebbe privilegiare quella fascia, quando si interviene sulla fiscalità della casa.

Se da questa manovra non verranno impulsi per l’economia o interventi in favore dell’equità, cosa può avere spinto il governo in questa direzione?Credo che l’esecutivo abbia voluto dare segnale politico di riduzione della pressione fiscale. Ma temo sia anche una questione di numeri complessivi. Con questa misura, che ha precedenti illustri nella storia recente del nostro Paese, si riescono a raggiungere grandi masse che si sentono vessate, quando i numeri dicono che questa vessazione non esiste. Le cifre in gioco sono modeste.

In alternativa, quali misure si possono prendere per rilanciare l’economia?
Per restare nell’ambito delle iniziative legate alla casa, si potrebbe ragionare su un piano di edilizia residenziale pubblica: daremmo una risposta a chi è in cerca di una casa in affitto e metteremmo quei 3,5 miliardi del taglio di Imu e Tasi in un piano che può essere un volano per l’economia migliore rispetto ai 17 euro al mese che diamo alle famiglie. Può essere uno strumento con una maggiore capacità di attivazione in termini economici, quindi anche di posti di lavoro, e che allo stesso tempo garantisce una risposta al disagio abitativo che colpisce oltre un milione di famiglie.