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“Bruciare gli ebrei… impalare la Kyenge… elettrificare il filo spinato per bruciare i profughi… eliminare i rom…”, queste alcune delle dichiarazioni di  questi giorni, talvolta pronunciate da energumeni in camicia verde, spalleggiati da camerati in divisa da neonazisti. Secondo alcuni giornalisti, spesso gli stessi che plaudirono alle liste di proscrizione e ai bavagli, si tratterebbe di libere espressioni del pensiero protette dall’articolo 21 della Costituzione.

Naturalmente si tratta di una bestialità degna di chi ha deciso di utilizzare paura e odio per acchiappare qualche consenso, anche a rischio di favorire la disgregazione democratica e civile, ma forse l’obiettivo politico è proprio questo.

Il loro disegno, mediatico e politico, ha potuto svilupparsi grazie anche a troppi silenzi, omissioni, viltà, diserzioni. Quando un sindaco del vicentino annuncia che “Tasserò i gay” sta evidentemente dicendo una “monata”, per restare in terra veneta, con l’obiettivo di offendere e di andare in Tv;  ovviamente ci è riuscito  ma era davvero necessario correre da lui? Quando i professionisti dell’insulto e della minaccia  intasano siti e blog è davvero obbligatorio regalare a costoro spazio e voce, oppure è giunto il momento di reagire e di contrastarli in modo energico e dichiarato?

L’associazione Carta di Roma, presieduta da Giovanni Maria Bellu e che mette insieme decine e decine di associazioni, ha deciso di lanciare la campagna #Nohatespeech e di chiedere, in primo luogo agli editori e ai giornalisti,  di “bannare” i commenti fondati sull’odio, sul razzismo, sulla discriminazione razziale, religiosa, di genere. Per altro si tratta di valori racchiusi nei trattati internazionali, nelle carte dei diritti, nella Costituzione, e nelle stesse carte deontologiche sottoscritte dalla Federazione della stampa e dall’Ordine dei giornalisti.

Non si tratta di censurare qualcuno, ma di rifiutarsi di diventare cassa di risonanza dell’odio e del razzismo e di farlo per una scelta autonoma e libera da qualsiasi interferenza del governo di turno. L’appello della Carta di Roma, che qui potete sottoscrivere, è rivolto a tutti i giornalisti, ma anche ai cittadini lettori affinché ciascuno decida di partecipare a questa campagna contro i muri e si faccia parte attiva nel contrastare il linguaggio dell’odio, sempre, comunque, dovunque, dentro e fuori la rete.

Per queste ragioni noi di Articolo 21, che questa scelta l’abbiamo fatta da tempo grazie al direttore Stefano Corradino, abbiamo deciso di aderire, di sottoscrivere la petizione su Change, di invitare tutte e tutti a diffonderla e a farne uno strumento di discussione e di azione.

Per le stesse ragioni saremo al Lido di Venezia il prossimo 11 settembre per la marcia degli scalzi, donne e uomini di diversa estrazione politica, religiosa  professionale che hanno scelto di lanciare dal l’isola del cinema il loro messaggio contro i costruttori di muri, quelli che vorrebbero recintare  ogni “piccola patria”, sino a quando anche il giardino di casa sarà trasformato in una gabbia.

In  quell’istante nessuno potrà chiedere aiuto al vicino perché, per citare Bertolt  Brecht: “Un giorno vennero a prendere me, ma non c’era più nessuno a protestare…”.

Meglio pensarci prima!